lunedì 6 agosto 2012

Il nuovo re di Napoli tra illusioni ed incertezze


Ha perso per strada anche l'assessore al bilancio che cercava di far tornare i conti

Si sfarina il regno di de Magistris

Voleva fare un nuovo modo di governare è invece si è avvitato

 di 
Marco Demarco

dal Corriere del Mezzogiorno 



Da Che Guevara a Casini, da Lenin a Bersani. E in guardaroba, chissà, forse già è pronta la grisaglia. Che non fosse più tempo di bandane lo si era capito da tempo, ma che dalla rivoluzione saremmo balzati di colpo alla controriforma, questo, un anno fa, davvero era difficile prevederlo.
Un anno fa, da Napoli sembrava dovesse partire il movimento che avrebbe dovuto cambiare le sorti della città; aggredire gli interessi conservatori del Paese e proporsi come modello, nell'era della globalizzazione, di un nuovo protagonismo civile.
Il «laboratorio Napoli» si è invece rivelato niente altro che uno studiolo per modeste alchimie politiche, lì dove si dosano poltrone e consensi, incarichi e sostegni elettorali e non c'è più spazio per visioni strategiche della città.
Per questo, il lungomare «liberato» dalle auto basta e avanza, mentre le compatibilità di bilancio sono solo un inutile ostacolo dei nemici di classe.
Solo un anno fa, Luigi de Magistris voleva superare la secolare distinzione tra destra e sinistra, sostituire gli arrugginiti arnesi del bassolinismo e del basso impero iervoliniano e affermare un diverso modo di governare basato sui beni comuni e sul superamento della proprietà privata, sulla critica del capitalismo e sulla decrescita felice.
Vagheggiava, il sindaco, di liste civiche nazionali e di nuove primavere degli amministratori locali; dava per fatte alleanze con il milanese Giuliano Pisapia e con il barese Michele Emiliano; si proponeva di mettere nell'angolo tutti i grandi partiti, Pd compreso; e si atteggiava a sindaco non di Napoli ma d'Italia. Per questo, aveva chiamato intorno a sé cantautori affermati e magistrati di indubbia personalità, promettenti manager ambientalisti e giovani docenti di economia politica.
Dopo un anno, tutto è cambiato. Da centro dell'innovazione politica, de Magistris si è trasformato in periferia disadorna. Perfino il linguaggio si è scolorito: è passato dalle iperboli rivoluzionarie alle ruvidezze del gestore politico. Ora non c'è nulla da «scassare», ma solo qualche vendetta da consumare. Chi non è più della partita viene come meno definito «incapace», «inadeguato al compito», «ignorante della realtà sociale». De Magistris doveva aggregare ed è stato emarginato.
Via Roberto Vecchioni, via Giuseppe Narducci, via Raphael Rossi, via Riccardo Realfonzo. Nel frattempo, Pisapia non si è mai visto, Emiliano è inciampato per strada e della primavera dei sindaci non si è più parlato.
Sempre più solo, de Magistris ha dovuto ripiegare prima sull'altra sponda, dove ha trovato i berlusconiani Caldoro e Cesaro, ottimi compagni di viaggio per spese pubbliche di dubbia utilità; e poi sul doroteismo come strumento di sopravvivenza. Ha cominciato, infatti, a sostituire i sogni di gloria rivoluzionari con la tessitura di una fitta rete di relazioni con singoli notabili e fazioni di partito, gruppi di interesse e realtà corporative.
Senza più movimento o lista civica nazionale, chiuso sul fronte populista dai grillini e su quello rigorista dai montiani, de Magistris ha cominciato a utilizzare ogni singola nomina per contrattare con i superstiti, dal suo punto di vista, dell'antico regime.
Come argine alla corruzione, a Napoli è arrivato il prefetto Achille Serra, ma non dopo che questi avesse subordinato l'accettazione dell'incarico al consenso di Cesa e Casini. All'Acn, la struttura organizzativa della Coppa America, è arrivato Mario Hubler, nonostante questi si fosse dichiarato «bassoliniano doc».
E in giunta è arrivato Enrico Panini, della segreteria nazionale della Cgil e, guarda caso, componente dell'assemblea nazionale del Pd. Mentre l'altro assessore, Salvatore Palma, si è fatto le ossa nella stagione amministrativa della Iervolino.
La tessitura delle reti, infine, riesce più facile nell'opacità che nella trasparenza. È fatta di minacce e promesse, di concessioni e di arroganze. Non a caso, nel liberarsi di Realfonzo, de Magistris, pubblicamente, nel corso di una conferenza stampa, ha invitato il suo ex assessore a pensarci bene prima di commentare, perché, ha dichiarato, «Realfonzo sa le cose che gli ho detto ieri sera e sa che sono una persona che fa quello che dice».
Senza pudore, il sindaco ha fatto dunque allusione a una trattativa dove, con grande probabilità, da una parte c'erano offerte di future personali convenienze, e dall'altra silenzi sullo stato reale dell'amministrazione comunale. Tuttavia, Realfonzo non ha taciuto, e questo va a suo merito. Meglio sarebbe stato, però, e più forte sarebbe apparsa la sua denuncia, se avese parlato prima di essere «destituito». Proprio così: destituito. Quasi una picconata verbale per il Trotsky di turno.







sabato 4 agosto 2012

Brigantaggio e teatro di strada



TEANO
SCENE DI BRIGANTAGGIO


Nunzio De Pinto. TEANO. 
Il gruppo teatrale I Liberi porta in strada a Teano l’opera Scene di brigantaggio, storia itinerante sul dopo Unità d’Italia Nunzio De Pinto. Anche attraverso il teatro si può rappresentare la Storia Vera su ciò che accadde all’indomani dell’annessione del Regno (legittimo) della Due Sicilie al Regno di Sardegna. Una vera e propria carneficina di uomini, donne, anziani e bambini rei soltanto di abitare nelle terre in cui i bersaglieri comandati dal Generale Cialdini davano la caccia a quelli che chiamavano “Briganti”. Il gruppo teatrale “I Liberi (l’isola che c’è)”, diretta emanazione dell’omonima Associazione, con sede in Teano, nei giorni 11 e 12 Agosto prossimo, nell’ambito della manifestazione “Antichi sapori- antichi mestieri”, a cura dell’Associazione “Il Campanile”, metterà in scena lo spettacolo dal titolo: “Scene di brigantaggio – storia itinerante” di Salvatore Vigliano. Lo spettacolo, con ingresso gratuito, si snoderà lungo le stradine del borgo medievale della città sidicina, cornice ideale per i diversi quadretti teatrali che ripercorreranno la storia e le ragioni del brigantaggio post-unitario. Saranno alcuni protagonisti di questa triste pagina della nostra storia a narrare direttamente le loro vite e le loro scelte evitando di incorrere nella diffusa critica manichea del fenomeno che troppo spesso tende ad allineare le vicende individuali alle interpretazioni ideologiche o culturali di parte. Il testo elaborato da Salvatore Vigliano che ne cura anche la regia, con l’ausilio dell’intero gruppo teatrale, è frutto di un accurato lavoro di analisi dei documenti e rappresenta un tentativo non di rileggere o revisionare i fatti storici, compito affidato agli storici, ma di riflessione sugli stessi; una chiave di lettura originale , un tentativo teatrale di raccontare attraverso la viva voce dei protagonisti un passato che ci appartiene. Oltre alle figure maschili “storiche” del brigantaggio come Carmine Crocco, Ciccio Guerra, Menico Fuoco, Alessandro Pace e Ninco Nanco, particolare risalto viene dato alle figure femminili, da Michelina De Cesare a Filomena Pennacchio, a Gioconda Marini. Briganti o Partigiani ?: lo spettacolo non offre risposte. La chiave autentica di lettura potrebbe essere la contestualizzazione di un aspetto della dinamica sociale che vede, allora come oggi, le Istituzioni e lo Stato estremamente lontani dalle esigenze del popolo e del cittadino povero. Nella scena finale e corale dell’assalto al covo, sarà Gioconda Marini da Cervinara a sintetizzare il problema quando urlerà al giovane bersagliere piemontese, “ ‘o stato nun se ne fotte de’ mamme … nun se ne fotte de’ figli … ve manna a scannà a nuie ca’ nun capimmo nemmeno comme parlate … ! “. Soldati e briganti diventano così vittime e carnefici inconsapevoli dello stesso malanno sociale e politico, della stessa cecità Istituzionale che, in seguito, costringerà entrambi all’emigrazione o all’estremo sacrificio del Carso; figli poveri del Nord e del Sud condannati al medesimo destino. Lo spettacolo, preceduto da una mostra iconografica lungo via Nicola Gigli, nei pressi del Museo Archeologico, avrà la durata di circa 45’, si ripeterà tre volte a serata ad intervalli di un’ora a partire dalle ore 21 e si concluderà in Largo Giardino.

Fonte: Caserta24 ore




venerdì 3 agosto 2012

Napoli in abbandono


Piazza Plebiscito nel degrado
rinascimento addio

Vandali, writer, barboni i padroni dell'emiciclo. La passeggiata della vergogna comincia all’ingresso laterale sotto la Nunziatella. E i turisti fuggono


di ANNA LAURA DE ROSA



«Questo colonnato è un schiaffo alla città. L’intera piazza del Plebiscito agonizza in condizioni vergognose fra l’indifferenza generale delle istituzioni, a due passi dal lungomare. Denunce e appelli restano inascoltati. Altro che società civile…». Con l’afa del Solleone, il sagrestano della basilica di San Francesco di Paola deve ripulire da sé il porticato di fronte a Palazzo Reale, ridotto a un cumulo di escrementi e rifiuti perché «da tre settimane non si vede uno spazzino». Ma tutta la piazza è nella morsa del degrado.




La passeggiata della vergogna comincia all’ingresso laterale sotto la Nunziatella. I quattro leoni a guardia della scalinata sono stati vandalizzati con spranghe e bombolette spray: a uno hanno tagliato le zampe anteriori. Spaccate e divelte le lastre di marmo del salotto della città, nella piazza simbolo del rinascimento bassoliniano sono saltati anche i sampietrini. Una volta su, i turisti scappano inorriditi per il lezzo che si leva da una pozzanghera d’urina stagnante. Manca l’aria nei primi venti metri del colonnato: sono diventati la casa di una decina di barboni. Senzatetto che all’alba lasciano i vestiti in quattro valigie legate alla meglio a una delle botteghe vandalizzate lungo il colonnato.

«C’è un’emergenza igienico sanitaria qui sotto», protestano i pochi commercianti rimasti. È la maledizione di una piazza progettata per celebrare la grandezza di Ferdinando IV e del suo regno: imponente e scenografica, a doppio fondale, ma «condannata al degrado da tutte le amministrazioni» si indigna Lorenzo, titolare dell’unico bar che ancora resiste. Sopra la sua testa, pende un cavo elettrico che corre lungo undici colonne prima di raggiungere i due lampioni di fronte alla prefettura: è il ricordo lasciato dai concerti ospitati, rivela la nitida geometria di un luogo capace di attrarre migliaia di giovani.
Gli stessi ragazzi che nel tempo hanno trasformato l’emiciclo in una galleria di graffiti, in cui «non c’è un cestino per la spazzatura» si lamenta Fabiano Cardito, responsabile di un bed and breakfast che affaccia su Palazzo Reale.

Slogan da stadio e dichiarazioni d’amore si leggono da ognuno dei 23 mila metri quadrati della piazza: ricoprono le colonne ioniche davanti alla chiesa, corrono lungo i muri, si alternano alle lastre di marmo spaccate sullo scalone centrale.

Lo spray fa a gara con gli escrementi sulle statue equestri firmate da Canova e Calì, mentre di fronte sono saltate due dita ad Alfonso d’Aragona. E chi percorre i circa 160 metri del colonnato scopre anche calcinacci crollati dal tetto rosicchiato dall’umidità mentre le sterpaglie divorano le statue. «Segno che l’abbandono è generale – protesta Fabio Chiosi, presidente della municipalità Chiaia – il Comune non provvede né alla manutenzione né alla pulizia. Ma la responsabilità del degrado e della scarsa sicurezza ricade anche su soprintendenza e prefettura. Sono mesi che inviamo segnalazioni, chiediamo una maggiore cura, l’installazione di telecamere, ma finora non c’è stata risposta. Bisogna rendere questa piazza viva e non solo con i concerti, piuttosto assegnando le botteghe a negozi e associazioni».

A settembre la municipalità formerà un gruppo di lavoro per mettere in campo proposte operative contro il degrado. In particolare «i pochi controlli notturni» preoccupano i residenti attorno alla piazza. Una camionetta di militari presidia di giorno il colonnato, ma «è solo di rappresentanza» secondo i pensionati che frequentano la zona, che accusano anche la polizia municipale di fare poco o niente. Vandali e writers hanno la meglio, sono arrivati fino alle porte della basilica: «E se fosse così per sempre?» è l’ultima scritta che leggono i fedeli prima di entrare.

LA REPUBBLICA (02 agosto 2012)   

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Brigantaggio in musica

Il Risorgimento incontra i briganti. 

Si entra nel merito dell'Unità d'Italia

CINQUEW.it del 1/8/2012
AVETRANA (TARANTO)-
"Ritorniamo a parlare di Risorgimento e post Risorgimento alla luce di una rilettura della musica popolare attraverso elementi storici, etnici e antropologici. Ci sembra uno dei tasselli significativi per riproporre una interpretazione sull'Unità d'Italia dopo le Celebrazioni ufficiali". È una sottolineatura di Pierfranco Bruni che già mesi fa aprì un vasto dibattito sul ruolo del brigantaggio politico all'interno del Regno di Napoli proponendo addirittura di intitolare delle strade anche ai "vinti" del post-unitarismo. "Parleremo anche di una rilettura di come si è giunti all'Unità d'Italia e di come è stata disegnata e subita da parte dei meridionali e dell'Italia tutta e lo faremo partendo da quegli elementi che sono antropologici e in quanto tali vengono considerati beni culturali". Sottolinea ancora Pierfranco Bruni.
"È ancora forte il sentimento di identità, afferma ancora Pierfranco Bruni, in un'Italia fatta da diverse etnie che segnano i valori di appartenenza di una comunità. Bisogna chiarire il ruolo del brigantaggio politico che si è sviluppato in Italia, il quale brigantaggio politico è dentro il Risorgimento e non era assolutamente antirisorgimentale. Porre all'attenzione
la storia, l'antropologia e le valenze entiche è un compito di estrema importanza in una realtà come quella che viviamo oggi ed ecco perché, conclude Bruni, ripropongo che siano intitolate delle strade alla De Cesare, a Carmine Crocco, al Sergente Romano accanto a Mazzini, Gioberti, Gentile".
Infatti il Gruppo Folk Aria di Casa Nostra di Maruggio (Taranto), che vanta una trentennale esperienza nel campo della musica popolare, ha intrapreso un
nuovo viaggio musicale dedicato ai Briganti di Puglia. Lo storico gruppo, capeggiato da Vittorio Fusco, si esibirà il 4 agosto nel centro storico di Avetrana (Largo Torrione) e il 20 agosto in quello di Manduria (Largo Campanile). E' il primo spettacolo musico - culturale sul Brigantaggio nella Terra ionica. Il titolo dell'iniziativa è "Oltre il Risorgimento -
Sulle orme dei Briganti tra storia e canti fino alla Terra d'Arneo".
"La rassegna, afferma Tonino Filomena, voluta dall'amministrazione comunale di Avetrana e dal commissario prefettizio di Manduria, gode del patrocinio
morale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti culturali e il diritto d'Autore) e del Sindacato Libero Scrittori Italiani - Sez. Puglia. Essa è parte integrante del progetto nazionale "Etnie, Risorgimento e Unità d'Italia" di cui è responsabile il dr. Pierfranco Bruni per conto di questo Ministero".
Sono previsti gli interventi del dr. Tonino Filomena (ricercatore storico) e dello stesso Bruni, autori di diverse pubblicazioni sull'argomento. Lo spettacolo musicale vedrà impegnati otto "Briganti": Vittorio Fusco
(chitarra), Gino Saracino (chitarra e canto), Antonio Calasso (flauto), Pietro Dimitri (jambè), Mimmo Marsella (tamburello), Chiara Chiego (canto), Carla Marzo (canto) e Livia Marsella (ballo e canto). Il coordinamento tecnico è affidato a Nunzio Guarini.
Il Gruppo Folk, che si è esibito, nel corso degli anni, in Puglia, Calabria e Albania, è composto inoltre da Vincenzo Pisconti (fisarmonica), Antonio Pisconti (fisarmonica), Salvatore Marsella (tammorra), Giuseppe Summa (tamburello) e dai cantanti Alfonsina Marasco, Emanula Pulieri e Tonino Lombardi. Siamo certi del successo che riscuoterà questa brillante e originale iniziativa. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21. Posti a sedere.

Eventi in Irpinia


"In Fabula, narrazioni dalla Terra di Mezzo", il racconto di un'epoca in Irpinia

Quattro gli appuntamenti in calendario

I bambini alla mostra

(I bambini alla mostra )
(Foto: Irpiniareport)


Quattro eventi da non perdere per riscoprire il patrimonio storico-culturale dell’Irpinia attraverso spettacoli, visite guidate teatralizzate, musica e artisti di strada. Spazio alla narrazione, dunque, attraverso il racconto di un’epoca in un giorno: è l’obiettivo di “In fabula – Narrazioni dalla terra di mezzo”, cartellone di eventi del progetto “Capolavori dalla Terra di Mezzo. Opere d’arte dal Medioevo al Barocco” realizzato dalla Provincia di Avellino nell’ambito del programma operativo FESR Campania 2007/2013 Asse I – Obiettivo Operativo 1.9. Un viaggio ideale nella storia, nell’arte e nella cultura dei quattro luoghi prescelti, attraverso sperimentazioni teatrali in grado di trasformare i siti individuati in veri e propri palcoscenici, trasformati dall’arte della mimica e del teatro, attraverso l’ausilio di artisti di grande esperienza sul territorio nazionale, in collaborazione con l’associazione “Arteteca”. 
Il primo evento – “Un giorno nel Rinascimento” - è in programma venerdì 10 agosto ad Avellino, presso la Casina del Principe, dove alle ore 20, alle ore 21 e alle ore 22 si terranno visite guidate teatralizzate all’antico accesso al Parco dei Principi Caracciolo, in cui cantastorie, attori e figuranti in costume d’epoca guideranno i visitatori alla scoperta di uno dei luoghi più importanti della città, che si intreccia fortemente con le vicende dei suoi Principi. Gli spettacoli saranno arricchiti da momenti di teatro di strada e da musica d’epoca. La seconda tappa si terrà domenica 12 agosto con “Un giorno nel Medioevo”, che si terrà al Castello di Sant’Angelo dei Lombardi: alle ore 20, alle ore 21 e alle ore 22 si ripeteranno le visite guidate “teatralizzate” allo splendido castello dell’Alta Irpinia, con spettacoli, figuranti in costume d’epoca, musica e artisti di strada. 
Domenica 26 agosto un altro salto indietro nel tempo – “Un giorno nel Barocco” – a Mercogliano, dove si terrà il corteo storico per la rievocazione della visita al Santuario di Montevergine del Re Francesco I di Borbone e della sua corte, avvenuta il 30 agosto 1826. Il corteo - composto da circa cinquanta figuranti, tra cui il Re, la Corte, i Nobili, i paggetti ed altri personaggi storici al seguito di Francesco I di Borbone, realizzato in collaborazione con l’associazione “Fiori di Rugiada” - partirà alle ore 18 da Piazza Municipio e da qui sfilerà lungo le strade di Mercogliano fino a giungere all’Abbazia di Loreto, dove il Re Francesco I di Borbone, prima di recarsi a Montevergine, il 29 agosto del 1826 si fermò al palazzo con la corte, per rifocillarsi ed incontrare i nobili della zona. Il corteo giungerà a Torelli di Mercogliano alle ore 20, dove si svolgerà il banchetto regale con degustazione di cibi tipici locali. L’ultima tappa del cartellone di eventi “In fabula – Narrazioni dalla Terra di Mezzo” si svolgerà sabato 8 settembre, a Montoro Superiore, presso la frazione San Pietro, dove a partire dalle ore 19 Via Roma si trasformerà in un vero e proprio palcoscenico per “Un giorno nella storia”, in cui saranno narrate le vicende della gloriosa vita di Vincenzo Galiani, patriota e rivoluzionario irpino, condannato a morte sulla forca per difendere la libertà. Quattro eventi, quindi, per rivivere momenti della storia irpinia attraverso le “narrazioni” della terra di mezzo, immergendosi completamente per un giorno nell’epoca di riferimento.

Fonte: Irpinia Report del 2 agosto 2012 



giovedì 2 agosto 2012

I gioielli dell'Ospedale degli Incurabili





Incurabili, i gioielli tornano nell'ospedale
più antico e bello del Reame

Tra i beni recuperati ci sono le «Carte Incurabiline», 
che erano conservate nell’Archivio di Stato.




NAPOLI - S'inverte la diaspora delle opere d'arte e del tesoro degli Incurabili. La dispersione che negli anni ha impoverito quello che è stato il nosocomio più importante d'Europa, un'eccellenza del regno borbonico, trova ora un movimento inverso. La spinta centrifuga diventa centripeta. E il tesoro ritorna pian piano nella struttura che domina la collina di Neapolis. 
Dopo la riapertura della storica farmacia, il restauro e la ricollocazione della tela di Bardellino sul soffitto della sala borbonica, sono tornati «a casa» gli antichi “gioielli” del patrimonio dell’“Ospedale del Reame”, ovvero il cinquecentesco complesso di Santa Maria del Popolo agli Incurabili. 

TANTI VISITATORI - La presentazione lunedì 30 con un bilancio dei primi nove mesi di attività dal Settore “Beni storico-artistici” dell’Asl Na 1 Centro, la struttura istituita e coordinata dal commissario straordinario dell’ente, il Commissario straordinario Maurizio Scoppa, con l’obiettivo di centralizzare tutti i beni di interesse culturale al fine di salvaguardarli, valorizzarli e, soprattutto, farli conoscere a napoletani e turisti. Uno sforzo, quest’ultimo, che è stato già premiato dalle migliaia di visitatori che ogni mese visitano il Museo, la Farmacia, la Cappella e gli orti medici del complesso monumentale che domina la collina dove fu edificata l’Acropoli di Neapolis. 

RISPOLI, GENIUS LOCI - A illustrare i dettagli delle nuove acquisizioni è stato lo stesso generale Scoppa e il direttore del Museo, Gennaro Rispoli, chirurgo e genius loci della Farmacia settecentesca e di tutto il complesso, alla cui passione si deve il rilancio di questo luogo un tempo abbandonato al degrado e ora combattuto grazie agli sforzi dell’Asl e con il contributo fondamentale della Regione Campania e dei numerosi volontari dell’associazione “Il faro di Ippocrate”. 

LE OPERE - Le opere che fanno ritorno a «casa» sono tutte di provenienza ospedaliera - pertinenti a varie sedi dell’Asl Na1 Centro - e coprono un periodo che va dal XVI al XVIII secolo, che coincide con lo splendore della rete assistenziale di Napoli capitale del Regno. Tra i beni recuperati ci sono le “Carte Incurabiline”, che erano conservate nell’Archivio di Stato di Napoli, e anche alcuni arredi della cosiddetta “Sala del Governatore” (tra cui delle antiche poltrone che erano da tempo al “Cardarelli”). E nelle bacheche blindate (e video-sorvegliate) saranno esposti gli splendidi “argenti degli Incurabili”, che testimoniano più di altre meraviglie quello straordinario connubio di medicina, carità, arte, scienza e religione che ha caratterizzato la storia della Santa Casa degli Incurabili, uno crogiuolo di luminari, scienziati, botanici, pittori, scultori, artigiani, architetti, santi e beati. 

CORRIERE DEL MEZZOGGIORNO.it -  Redazione online
31 luglio 2012



mercoledì 1 agosto 2012

La diffusione della verità storica





Troja e Daunia capitali 
del meridionalismo in estate 

Grazie all’infaticabile opera degli amici di Daunia Due Sicilie ed, in particolare, di Pino Marino e Giuseppe Quartucci, responsabili pugliesi del Movimento Neoborbonico, una lunga serie di appuntamenti con la verità storica e con l’orgoglio: punto di riferimento per tutta l’estate la città di Troja (Fg) con i seguenti incontri patrocinati dal Comune: 

4 agosto - “Briganti e Due Sicilie - La storia negata” conferenza-dibattito con Alessandro Romano; 

17 agosto - “Ricomincio da Sud” con Lino Patruno e il suo nuovissimo libro; 

27 agosto - “I peggiori 150 anni della nostra storia”? Presentazione-dibattito dell’ultimo libro di Gennaro De Crescenzo; 

18 e 26 agosto - proiezione del docu-film “La Terra dei Borbone”. 

Questi, di seguito, gli altri importanti appuntamenti con la stessa proiezione che ha già riscosso un grande successo in tutto il Sud: 
2 agosto Serracapriola (Fg); 
3 agosto Montesantangelo (Fg); 
6 agosto Castel San Giorgio (Sa); 
7 agosto Roccapiemonte (Sa); 
9 agosto Margherita di S. (Bat); 
13 agosto Motta Monte Corvino (Fg); 
20 e 21 agosto, a Troja, La Santa Gesta, rappresentazione della storia della città; 
28 agosto Biccari (Fg), “I peggiori 150 anni della nostra storia” con Gennaro De Crescenzo.