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lunedì 15 dicembre 2014

Pino Aprile - Terroni 'Ndernescional






Pino Aprile è indiscutibilmente lo scrittore di Sud più seguito a Sud, in Italia e all'estero. Qualcuno lo vorrebbe ministro per il Mezzogiorno nel prossimo governo italiano, qualche altro premier delle Due Sicilie, qualche altro ancora (pochi e sempre gli stessi) gli vorrebbe impedire di scrivere libri e/o articoli. In realtà Pino Aprile, come dimostra l'aperta ma inutile ostilità della terza fascia appena citata, è anche più importante di un eventuale premier o di un ministro: Pino Aprile è uno dei motori fondamentali (forse “il” motore) di una svolta che per il Sud è davvero epocale. Con i libri di Pino Aprile, da “Terroni” ai successivi testi dedicati ai temi del meridionalismo fino al nuovo “Terroni 'ndernescional. E fecero terra bruciata”, è dilagante ormai una diffusione di consapevolezza, di rabbia e di orgoglio forse mai riscontrata prima tra i meridionali. E si tratta di un fenomeno davvero nuovo e con sviluppi che nessuno può prevedere e ben più importanti magari di un successo elettorale o di un incarico politico. In “Terroni 'ndernescional” Aprile ritorna sui temi di “Terrroni” e sullo schema della colonizzazione del Nord dell'Italia ai danni del Sud in maniera davvero inoppugnabile e con un sorprendente confronto tra quello che avvenne (o avviene) tra il Piemonte e la Sardegna, tra la Germania Ovest e la Germania Est e tra i paesi del Nord dell'Europa e quelli mediterranei... “Così la Sardegna stava al resto del Regno Sardo come tutto il Sud al resto d'Italia” e così i meccanismi di “minorità” risultano applicati in maniera sconcertante anche nel resto dell'Europa e del mondo. E così la questione meridionale era già una “questione sarda” e la colonizzazione ad opera dei sabaudi fu prima sarda e poi meridionale. Così assistiamo da un secolo e mezzo al “gioco delle tre carte” delle statistiche nazionali con la Sardegna misteriosamente accorpata al Sud per non rovinare le medie sabaude: una verità chiarissima ma sistematicamente ignorata dalla storiografia ufficiale. Il tutto, però, raccontato con il consueto stile carico di ironia e, a tratti, di poesia, e con un rigore che renderà quanto mai difficoltoso il lavoro dei soliti noti di cui sopra e che spiega in maniera quanto mai efficace i meccanismi che regolano la subalternità del Sud di oggi. “Da un secolo e mezzo, con la scusa dell'Unità, una parte del Paese è tenuta in condizione subalterna, prima con il potere delle armi, poi con quello dell'economia e della politica al servizio di quella economia”. E come sarebbe possibile contraddire una tesi di questo tipo? Del resto sappiamo come lavorano i soliti noti, e i soliti opinionisti e/o accademici di turno più o meno famosi con le loro reazioni spesso rabbiose ma che potremmo definire quasi infantili: si attacca Pino Aprile o magari si attaccano i neoborbonici per le tesi esposte in questo e in altri libri senza mai badare al fatto  che dovrebbero attaccare gli autori delle tesi esposte e che in molti casi, e sempre più frequentemente, si tratta ormai di loro autorevoli colleghi accademici. Altrettanto chiara e netta l’analisi delle colpe delle classi dirigenti meridionali complici di questo sistema, delle debolezze delle posizioni di una cultura “ufficiale” sempre più in crisi, della necessità di una identità culturale, dell'importanza di certe “nostalgie”, delle manie “etichettatorie” degli opinionisti di turno (“neoborbonici”, “sudisti”, “terronisti” le loro etichette più gettonate... per manifesta incapacità di affrontare i temi nel merito). In sintesi il nuovo “Terroni” è un nuovo manuale di sopravvivenza per meridionali veri con la soddisfazione oggettiva di trovare tra le 250 pagine del libro quello che pensiamo anche noi tutti i giorni magari di fronte ai soliti danni e alle solite beffe antimeridionali. In sintesi un “traduttore” per decifrare certi comportamenti e certe scelte dei politici anche di oggi. In sintesi uno “stradario” per capire quali percorsi affrontare e superare per salvare il Sud. Lo avevamo già scritto che con dieci Pino Aprile il Sud si sarebbe già salvato da tempo? E anche se fosse una ripetizione, lo confermiamo dopo aver letto “Terroni 'ndernescional” condividendo in pieno la certezza di Pino: “I miracoli, a volte, non hanno l'aspetto dei miracoli”...

Gennaro De Crescenzo

martedì 23 settembre 2014

Novità Editoriale: Pietro Calà Ulloa




“Scorso è ormai un anno, che, caduta Gaeta, ultimo e glorioso baluardo dell’indipendenza napolitana, l’Europa ha potuto credere che una monarchia di nove secoli, la prima che fosse sorta in Italia, la prima che sin dalla sua origine conseguisse ordini e leggi umanissime, avesse per sempre ad essere sparita”.





Questo l’incipit dell’opuscolo Delle presenti condizioni del Reame delle Due Sicilie di Pietro Calà Ulloa, duca di Lauria e ultimo premier di Francesco II di Borbone, pubblicato nel 1862.
Thesaurus, società attiva nel campo della valorizzazione dei beni, delle attività culturali e della ricerca, propone la ristampa anastatica del saggio di Calà Ulloa. Il testo esamina e denuncia con sofferta lucidità le dolorose conseguenze dell’annessione forzata del Regno delle Due Sicilie al Piemonte.
Si tratta di un’eccezionale testimonianza di prima mano, che certamente arricchirà il dibattito storiografico su quelle controverse vicende.

I lettori potranno, infatti, paragonare le condizioni dell’ex Regno borbonico all’indomani della violenta conquista sabauda con quelle, attuali, del Mezzogiorno, ravvisando nel duca di Lauria una capacità profetica non comune.

Il volume è curato dall’avvocato e pubblicista Antonio Boccia, e si avvale di una presentazione del Prof. Gennaro De Crescenzo.


Scheda:

Pietro Calà Ulloa, Delle presenti condizioni del Reame delle Due Sicilie, a cura di Antonio Boccia, presentazione di Gennaro De Crescenzo, illustrazioni di copertina di Emilio De Rosa, Napoli, Thesaurus Edizioni, 2014 (ristampa anastatica dell’edizione del 1862), pp. XXXII-72.

Collana “Le anastatiche”,  n. 1, a cura di Lorenzo Terzi.

ISBN 978-88-90-98920-9

Dimensioni: 22 x 16 cm

Prezzo: € 20,00


Ordini:

Per ordinare una o più copie del libro è possibile scrivere a thesaurusneapolis@libero.it comunicando i propri dati anagrafici completi per la fatturazione (nome, cognome, indirizzo, Codice fiscale) e la quantità di copie desiderate; oppure è possibile acquistare il volume presso: Libreria Neapolis di Cirillo Annamaria, Via San Gregorio Armeno 4, tel. 0815514337, email info@librerianeapolis.it, sito www.librerianeapolis.it.





venerdì 23 maggio 2014

Carlo e Camilla di Borbone

Il Presidente del Movimento Neoborbonico, Prof. Gennaro De Crescenzo, mercoledì 28 maggio, alle ore 18.30, presenterà il libro di Eugenio Donadoni dedicato ai Principi Carlo e Camilla di Borbone.
Un evento importante per i Personaggi che saranno trattati che meritano ogni nostra attenzione perché sono i Simboli viventi della nostra identità storica.
Compatrioti, Confratelli ed Amici sono vivamente invitati a partecipare.






giovedì 1 maggio 2014

Per diffondere la Verità Storica


Manca poco più di un mese alla chiusura della sottoscrizione per la ristampa dell’opuscolo Delle presenti condizioni del Reame delle Due Sicilie di Pietro Calà Ulloa, duca di Lauria e ultimo primo ministro di Francesco II di Borbone, pubblicato nel 1862.
Abbiamo ricevuto molti riscontri della vostra generosità. Tuttavia, vi chiediamo un ulteriore sforzo per raggiungere l’obiettivo prefissato dalla campagna: i 2000 euro.
Vi ricordiamo che il testo di Calà Ulloa costituisce un’eccezionale testimonianza diretta delle dolorose conseguenze dell’annessione forzata del Regno delle Due Sicilie al Piemonte.
Delle presenti condizioni del Reame delle Due Sicilie verrà ristampato in edizione anastatica da Thesaurus, società attiva nel campo della valorizzazione dei beni e delle attività culturali.
Il volume sarà curato dall’avvocato e pubblicista Antonio Boccia, e si avvarrà di una presentazione del Prof. Gennaro De Crescenzo.
Per prenotare una o più copie, andate al link

https://www.produzionidalbasso.com/pdb_3648.html  


cliccate sul tasto verde “SOSTIENI” e inserite il numero di quote che desiderate sottoscrivere.
Ogni quota sottoscritta vi darà il diritto di ricevere un esemplare del libro; se deciderete di prenotare più copie, vi invieremo un prezioso gadget ispirato alla nostra Storia.
La quota comprende anche i costi di spedizione.
La promozione scade il 31 maggio prossimo: affrettatevi!
Aiutateci a diffondere un altro documento fondamentale per la ricostruzione della nostra Memoria!




Thesaurus, società attiva nel campo della valorizzazione dei beni e delle attività culturali, propone l’Edizione Anastatica di un saggio del 1862 di Pietro Calà Ulloa, duca di Lauria, “Delle presenti condizioni del Reame delle Due Sicilie”. 

Il testo, scritto dall’ultimo premier di Francesco II di Borbone, esamina e denuncia con sofferta lucidità le dolorose conseguenze dell’annessione forzata del Regno delle Due Sicilie al Piemonte.
Si tratta di un’eccezionale testimonianza di prima mano, che certamente arricchirà il dibattito storiografico su quelle controverse vicende.
I lettori potranno, infatti, paragonare le condizioni dell’ex Regno borbonico all’indomani della violenta conquista sabauda con quelle, attuali, del Mezzogiorno, ravvisando nel duca di Lauria una capacità profetica non comune.
Il volume è curato dall’avvocato e pubblicista Antonio Boccia e si avvale di una presentazione del Prof. Gennaro De Crescenzo.

mercoledì 23 aprile 2014

Adriana Dragoni - Lo spazio a 4 dimensioni nell'Arte Napoletana





IL LIBRO-CAPOLAVORO DI ADRIANA DRAGONI 

E QUELLE PROSPETTIVE NAPOLETANE



Quand’è che un libro potrebbe essere definito un capolavoro? Quando ti appassiona con un carico di idee e di notizie dalla prima all’ultima pagina e quando queste idee e queste notizie sono nuove e geniali. E’ questa la cosa più semplice che si possa dire per il libro appena pubblicato dalla professoressa Adriana Dragoni (“Lo spazio a 4 dimensioni nell’arte napoletana. La scoperta di una prospettiva spazio-tempo”, Pironti Editore) e possiamo tranquillamente mettere da parte l’antico rapporto di amicizia che ci lega ad Adriana e che lega Adriana ai temi della nostra memoria storica fin da quando, nella nostra vecchia sede di via Gerolomini, ci aggiornava sui suoi studi. 
Arte, architettura, filosofia, matematica, geometria, letteratura, cartografia, ricordi personali, spunti da giallo internazionale, il fascino di una grande scoperta e, su tutto, un amore, un amore profondo per Napoli. Una città capace di trasmettere il suo DNA a chiunque l’abbia avvicinata o anche solo sfiorata con curiosità, rispetto e affetto. C’è tutto in questo libro, con un filo rosso che lega Parmenide a Vico, Vico a… Maradona. E la geniale teoria dell’unione di spazio e tempo nelle vedute di Napoli è atto d’amore per questa città ma anche presa d’atto della forza di una città che non è stata mai e non è mai una città “ordinaria”. E prendono vita davanti a chi legge queste pagine quelle raggiere o quelle stelle geometriche che si fanno non solo prospettiva vedutistica ma autentica e reale prospettiva di vita in un viaggio nel tempo, tra i colori e tra le immagini (molte inserite sapientemente nel testo) con una cifra netta e chiara: orgoglio e senso di appartenenza ma come frutto di studio attento, di osservazione acuta, di analisi profonda. E così emerge da quelle tele del Settecento quella prospettiva non artificiale ma reale e “delle cose” in una realtà che vive e cambia continuamente. Ed emerge una concezione della vita che è spazio e tempo insieme e solo spazio e tempo, rifuggendo dagli astrattismi nell’arte come nella storia (e gli esempi della storia a noi più cara potrebbero essere tanti). E tutto si sintetizza in quella curva “inesatta” e “irrazionale” che accompagna quelle vedute di Posillipo o di Chiaia e che somiglia a quelle “palle con l’effetto” che pure conosciamo bene da queste parti (io ero in curva sotto la pioggia e dietro la porta di quel portiere della Juve battuto da quella “palla” che sfuggiva ad ogni logica se non di quello che l’aveva “inventata”: il più famoso n. 10 della storia del calcio). Questo libro, perdonandoci le nostre digressioni, presenta tutti i requisiti per inserire le tesi di Adriana Dragoni tra le pagine dei libri di storia dell’arte nazionali e non solo ma con molti ostacoli, come sappiamo, perché Adriana Dragoni è Napoletana e le sue teorie hanno Napoli al centro. Motivo di fondo di queste ricerche ed un ostacolo di certo, prima o poi, superabile e con una metafora: quelle prospettive non sono solo prospettive di un quadro ma possono essere, prospettive di un futuro diverso per i Napoletani di domani se a disegnarle saranno i nostri ragazzi e con quell’orgoglio e quel senso di appartenenza che Adriana ha saputo individuare tra le pennellate dei nostri quadri.  


Gennaro De Crescenzo

sabato 12 aprile 2014

Iniziativa Editoriale Neoborbonica



Thesaurus, società attiva nel campo della valorizzazione dei beni e delle attività culturali, propone l’Edizione Anastatica di un saggio del 1862 di Pietro Calà Ulloa, duca di Lauria, “Delle presenti condizioni del Reame delle Due Sicilie”. 
Il testo, scritto dall’ultimo premier di Francesco II di Borbone, esamina e denuncia con sofferta lucidità le dolorose conseguenze dell’annessione forzata del Regno delle Due Sicilie al Piemonte.
Si tratta di un’eccezionale testimonianza di prima mano, che certamente arricchirà il dibattito storiografico su quelle controverse vicende.
I lettori potranno, infatti, paragonare le condizioni dell’ex Regno borbonico all’indomani della violenta conquista sabauda con quelle, attuali, del Mezzogiorno, ravvisando nel duca di Lauria una capacità profetica non comune.
Il volume è curato dall’avvocato e pubblicista Antonio Boccia e si avvale di una presentazione del Prof. Gennaro De Crescenzo.
Per prenotare una o più copie, vai al link

https://www.produzionidalbasso.com/pdb_3648.html , clicca su “SOSTIENI” e inserisci il numero di quote che desideri sottoscrivere.

Se la nostra campagna andrà a buon fine, ogni quota da te sottoscritta ti darà il diritto di ricevere un esemplare del libro; altrimenti, non dovrai pagare nulla. Se decidessi di prenotare più copie, ti invieremo anche un prezioso gadget ispirato alla nostra Storia.
La quota comprende anche i costi di spedizione.
La promozione scade il 31 maggio prossimo.











domenica 30 marzo 2014

Fulvio Izzo e Angelo Insogna





Nell’ anniversario della fine della resistenza militare borbonica a Gaeta (14 febbraio 1861), le Edizioni di Ar hanno pubblicato un libro dedicato alla straordinaria resistenza ‘miliziana’ di Sua Maestà la Regina Maria Sofia.

Fulvio Izzo, Un miliziano di Sua Maestà; Angelo Insogna, L’agonia d'un regno. 
Il volume, pubblicato dalle Edizioni di Ar nella collezione ‘I Masnadieri’, comprende  sia il saggio di Fulvio Izzo Un miliziano di Sua Maestà, sia lo scritto del miliziano stesso, Angelo Insogna, L’agonia d’un regno.
Dal risvolto di copertina: Maria Sofia fu incendiata per tutta la vita dal dèmone della vendetta. Ferma vendetta ella voleva trarre dei piemontesi usurpatori. A ogni costo. Anche a costo di dettare l’alleanza con il nemico ideologico: con i socialisti, con gli anarchici che pur le avevano ucciso Sissi, l’amata sorella. Senza pregiudizio, con tutti i mezzi. Anche la pistola di Gaetano Bresci, cui lei armò la mano. Se il miliziano Insogna intrecciava con il nemico del nemico la trama, Maria Sofia tendeva l’orditura per incrociarvela: a formare quel tessuto, dell’ ‘insorgimento’ dei popoli italiani meridionali contro il risorgimento savoino, che era una sorta di ‘disintegrazione del sistema' ante litteram. Lo nota con sicuro disincanto Fulvio Izzo, che nella sua opera ci restituisce, disegnandoli con rigore documentale e interpretandoli con prezioso acume, tutti i casi di quell’incomune, inaudita avventura politica. Non sono i valori del ‘Risorgimento’ nazionale a spirare da queste pagine, la cui scrittura si ispira, invece, alle dignità feudali che qui insorgono come risorgive della sovranità naturale, pure risorgenze del rango, al contempo fiero e ferino, incarnato dalla Regina e dallo Scudiero. (A.V.K.)
Sulla copertina
Curzio Vivarelli, die Fehdereise ('Il viaggio della vendetta’).
Il disegno di copertina rimanda al veliero che dall’America trasporta l’anarchico Gaetano Bresci in Italia.
Pp. 236. Edizioni di Ar, 2014. Euro 25,00


PER ACQUISTARLO
Libreria Ar, piazza della Libertà 11, Avellino. 
tel. 0825 32239; mail: info@libreriaar.com



mercoledì 12 marzo 2014

Daniele Iadicicco - La Famiglia Gattola di Gaeta







E’ uscito in questi giorni il nuovo libro di Daniele E. Iadicicco “Storia documentale DEI GATTOLA DI GAETA”. Il testo prodotto interamente dall’Associazione Culturale Terraurunca, di cui Iadicicco è Presidente, ripercorre la storia di questa famiglia di origine gaetana che ha attraversato 1000 anni di storia, accompagnando le vicende della città di Gaeta, e rendendosi sempre protagonista della vita politica nazionale e non solo del Sud Italia, resistendo ai secoli ed agli innumerevoli cambi di potere, partendo dal XI secolo fino all’unità d’Italia e oltre.
“Il libro è nato” – spiega Iadicicco – “da una semplice ricerca, come ne faccio tante per il nostro portale storico terraurunca.it. Il fatto è che il materiale sulla famiglia Gattola ha iniziato a saltar fuori ovunque: a Gaeta come in tutto il Golfo, in Italia come all’estero, ho iniziato a ripercorrere i secoli scoprendo testimonianze di personaggi interessanti e luoghi legati a questa famiglia”.  
Questo nuovo testo, solo apparentemente relegato a semplice storia familiare, è una vivida testimonianza del sistema religioso, aristocratico oltre che politico di Gaeta, attraverso di esso si scoprono momenti di storia locale, difficilmente individuabili se non nelle vicende dei personaggi che le ripercorrono. Le ricche testimonianze fotografiche e documentali ci mostrano come ancora oggi, tra palazzi storici e chiese, possiamo scorgere testimonianze di questa famiglia e come in questi luoghi si siano svolti momenti anche significativi della storia nostrana. Dal Palazzo del Marchese Gattola a Piazza Traniello a Gaeta, in cui si celebrò l’imeneo nuziale di Re Carlo di Borbone con Maria Amalia di Sassonia, fino alla tomba di Riccardo Gattola del XV secolo che dalla Chiesa di San Francesco a Gaeta se ne ritrovano tracce nel Walters Art Museum di  Baltimora negli USA. 
Il libro sarà presentato ufficialmente a Gaeta, presso il Museo Diocesano, venerdì 28 marzo 2014, alle ore 18.30.
Amici, compatrioti e simpatizzanti sono invitati.


venerdì 7 marzo 2014

Gennaro De Crescenzo


NOVITA'  EDITORIALE


E’ uscito il nuovo libro di Gennaro De Crescenzo "Il Sud dalla Borbonia Felix al carcere di Fenestrelle. Perché la storia non è come ce la raccontano", Magenes, Milano, 2014.

Ricerche archivistiche, nuove fonti e risposte neoborboniche agli storici “ufficiali”…  “Gennaro De Crescenzo li ha fatti ‘neri’ ”. Nell’alto della loro cattedra universitaria, pur circondati da titoli accademici, utili per vantare meriti didattici, Alessandro Barbero o Renata De Lorenzo non possono scampare alle contraddizioni che le pagine di questi capitoli mettono a nudo. Le loro tesi sono state vivisezionate, analizzate, contestate e, qualche caso, persino messe alla berlina, con un rigore e una puntualità che - francamente - tolgono spazio e argomenti a repliche difensive” (dall’introduzione di Lorenzo Del Boca). "Borbonia felix"? Nessuno lo ha mai scritto o detto, ma non è un caso se tutti i primati positivi nel Regno delle Due Sicilie diventano negativi solo dal 1860 con una inversione di tendenza che resiste nel tempo e arriva fino a oggi. È un dato di fatto. Il monopolio della cultura ufficiale è finito e da qui parte quella nuova storiografia degli storici "neoborbonici" o degli storici "senza patente" che costituiscono davvero un fenomeno nuovo e dilagante, che costringono gli storici "professionisti" a scrivere libri per rispondergli (anche se fingono di ignorarli), che costringono e costringeranno (e spesso hanno già costretto) gli stessi storici a cambiare i loro libri in attesa di testi che ricostruiscano, finalmente e veramente, tutta la nostra memoria storica: la base di classi dirigenti finalmente e veramente nuove e degne di rappresentare il Sud di domani. 


PER ACQUISTARLO

IN TUTTE LE LIBRERIE E ONLINE
e su www.editorialeilgiglio.it 
fitto e in aggiornamento il calendario delle presentazioni-dibattito: 
richieste a info@neoborbonici.it

http://www.libreriauniversitaria.it/sud-borbonia-felix-carcere-fenestrelle/libro/9788866490593






sabato 11 gennaio 2014

Tutta colpa del Sud

Un giovane storico, una vecchissima tesi e un altro libro da non comprare.

Ancora un altro (l’ennesimo) saggio sul Sud ma contro il Sud scritto da un “giovane storico”, come lo definisce la recensione/intervista  pubblicata in questi giorni dal Corriere del Mezzogiorno e con un titolo a tutta pagina molto chiaro (“Tutta colpa del Sud”). Dopo i testi pubblicati, tra gli altri, dai Cazzullo, dai Barbero, dalle De Lorenzo o dai Rizzo&Stella, ancora un saggio che da un lato, e per fini chiaramente pubblicitari, vorrebbe essere “provocatorio”, dall’altro ripete in maniera stanca e monotona le tesi di molti degli autori già citati. Si tratta di “Perché il Sud è rimasto indietro” di Emanuele Felice che, ovviamente, vi invitiamo a non comprare: ne acquisteremo una sola copia per le dovute analisi e la metteremo a disposizione gratuitamente di chi vorrà eventualmente leggerlo. Resterà scolpita per sempre nella nostra biblioteca universale una delle frasi più originali degli ultimi decenni: “Il Sud non può essere assolto per il suo ritardo, anzi se ne deve assumere tutte le responsabilità se vuole andare avanti” [come se da oltre 150 anni l’autoflagellazione non fosse già lo sport preferito dai meridionali]; evidentemente profonda  e innovativa anche l’analisi che porta “il giovane storico” ad affermare che “nel Sud dominano la criminalità organizzata, il clientelismo, la violazione del diritto, tutte eredità del precedente regno borbonico che si trasmettono al nuovo stato unitario”.  Ovviamente, poi, “tutti quelli che [presumibilmente si tratta di neoborbonici e/o di neo-terroni “seguaci” di Pino Aprile] vanno in giro  dicendo che il Sud è rimasto indietro per colpa di altri (dei settentrionali)” sarebbero i veri colpevoli dei mali del Sud. Se è vero che “nessun’altra parte del mondo avanzato è oggi ridotta come il Sud”, è vero, per il “giovane storico”, che “il dibattito pubblico è dominato da una gigantesca operazione mistificatoria che tende ad assolvere i misfatti dei ceti dirigenti meridionali, misfatti reiterati da due secoli” [ma qui l’analisi manca di approfondimenti che avrebbero consentito, forse, di scoprire colpe più che secolari fino a risalire ad un dna di stampo inferiore per la razza napoletana/meridionale…]. E così, allora, “le classi dirigenti predatorie hanno costruito una narrazione della vicenda meridionale falsa ma vincente che ha fatto presa nella società e ha reso le riforme più difficili: si pensi alle favole sul regno borbonico benevolo e avanzato e alle spropositate accuse di sfruttamento rivolte ai settentrionali” (la solita tesi dell’atteggiamento “auto assolutorio”): eppure non ci risulta un solo nome (uno solo!) di politico e/o intellettuale “borbonico” più o meno da 150 anni. Eppure, dopo un secolo e mezzo, solo negli ultimi anni si stanno facendo strada (con successi editoriali clamorosi come quelli di Pino Aprile e il suo Terroni) tesi che, neoborboniche o meno, stanno ricostruendo in una luce diversa la storia delle Due Sicilie e dell’unificazione. Eppure per oltre un secolo e mezzo, in regime di monopolio culturale assolutistico, ci è stato esattamente raccontato fino alla nausea tutto quello che l’autore ci racconta oggi. Il punto più debole del discorso, del resto, è proprio questo: al contrario di quanto afferma il “giovane storico”, dati e nomi e cognomi alla mano, non esiste alcuna continuità tra le classi dirigenti borboniche e quelle unitarie. Furono arrestati, processati, licenziati, messi in prigione o davanti ad un plotone di esecuzione, tutti quelli che vagamente si mostravano legati al vecchio regime: dati del fondo Questura dell’Archivio di Stato di Napoli alla mano, vennero licenziati finanche i bigliettai delle ferrovie sorpresi semplicemente a comprare giornali “reazionari” e si poteva essere processati per “borbonismo” ancora agli inizi del Novecento se solo si scrivevano canzoni ironiche su Garibaldi (capitò al grande poeta Ferdinando Russo). Eppure l’autore ha il coraggio di sostenere la tesi di classi dirigenti colpevoli e “borboniche” quando è vero l’esatto contrario con la formazione di classi dirigenti unitarie effettivamente inadeguate, corrotte e capaci di difendere da allora ad oggi unicamente i propri interessi strettamente collegati agli interessi delle classi dirigenti nazionali e che dal 1860 ad oggi hanno fatto e fanno dell’antiborbonismo il test d’ingresso nella classe dominante. Punto ancora più debole, allora, la tesi dell’arretratezza delle Due Sicilie: nonostante gli studi più documentati e aggiornati di autori come quei Daniele, Malanim, Fenoaltea, Tanzi o Collet che siamo costretti a citare ogni volta che viene pubblicato un testo come quello di cui stiamo parlando e che pure hanno dimostrato le “pari condizioni” o la superiorità del Sud rispetto al Nord in quanto a redditi medi, a PIL o a industrializzazione, l’autore non rinuncia ai luoghi comuni più abusati nelle questioni affrontate proprio perché la rinuncia a queste convinzioni dimostrerebbe l’infondatezza della tesi originaria (“è colpa del Sud”, “è stata sempre colpa del Sud”…) e che, con modalità e stili diversi, negli ultimi tempi sembra essere un vero e proprio “mantra” presso la storiografia “ufficiale” fino al consueto “il Sud ora si arrangi o faccia da solo” che ha connotato e connoterà la politica più recente.  Venature inquietanti di razzismo affiorano nell’autore nonostante le sue origini meridionali quando afferma che “l’ltalia di oggi somiglia di più alle Due Sicilie che non al Piemonte” (eppure gli sarebbe bastato dare un fugace occhiata alla monumentale opera del Landi sulle istituzioni borboniche o a diritto e codici delle nostre parti) o quando, incalzato (si fa per dire) dalla giornalista autrice dell’articolo, arriva addirittura a sostenere in purissimo stile padano e come se si trattasse di un pericoloso e contagiosissimo virus, che “i mali del Sud si sono estesi al Nord anche per alcuni eloquenti dettagli (si pensi a Bossi che fa eleggere il figlio)” con uno dei più classici esempi di quel “familismo amorale” di cui solo sotto il Garigliano si annoverano i più fulgidi esempi. Né più né meno quello che affermavano e affermano i Giorgio Bocca o i Calderoli che proclamavano e proclamano con fierezza il loro razzismo.  Leghisti del Nord, allora, accomunati ai leghisti del Sud (nonostante da queste parti manchino testimonianze della loro esistenza più o meno da 150 anni) nella difesa “del proprio territorio e del proprio recinto” e del tutto “diversi da quei settentrionali che hanno fatto l’unità d’Italia” [nonostante manchino testimonianze di un solo provvedimento pensato e realizzato a favore del Sud durante gli anni dell’unificazione].  E così “chi ha voluto cambiare le cose è stato sistematicamente sconfitto” [non sappiamo se per mero e secolare accanimento del Fato o per mera e genetica inferiorità delle masse meridionali nemiche del nuovo, come sarebbe piaciuto sottolineare ad un Cesare Lombroso]. Le soluzioni? Anche qui l’autore si mostra veramente innovativo e originale: “un massiccio intervento esterno che imponga regole meritocratiche” [magari, suggeriremmo noi, un migliaio di stranieri di varia provenienza possibilmente in sgargianti camicie rosse] e che spezzi la connivenza tra le classi dirigenti meridionali e la criminalità” [in pratica quello che si proclama da oltre 150 anni, come se la criminalità non fosse stata -dal 1860 in poi- e non fosse -come dimostrano le recenti indagini sui rapporti Stato/mafia- funzionale ad un intero sistema nazionale]. Manca, nelle parole dell’autore, e ci permettiamo di suggerirlo noi, qualsiasi riferimento ai massacri subiti dalle popolazioni meridionali nella famosa guerra del “brigantaggio”, una guerra che avrebbe potuto determinare la fine di tutti i problemi e dei mali del Sud (e la fine degli artefici di quei mali e cioè i meridionali) se solo le truppe piemontesi avessero continuato la loro opera e non l’avessero fermata dopo circa dieci anni… Piove? Tutta colpa del Sud, allora... e vi suggeriamo di applicare questa formula in qualsiasi situazione. Con interviste di questo tipo e con queste premesse è impossibile non ripetere il democratico (ed efficace, visti gli ultimi risultati riscontrati in casi simili) appello iniziale: non compriamo questo libro ed evitiamo anche di parlarne… 




venerdì 27 settembre 2013

Del Boca - L'Italia bugiarda






Abbiamo spesso detto e scritto che Lorenzo Del Boca, scrittore, storico e già decennale presidente dell’ordine dei giornalisti, era il simbolo di come poteva e doveva essere unita l’Italia: nel reciproco rispetto di storie, tradizioni e verità storiche. Fin dalle prime telefonate, più o meno 20 anni fa, con il suo inconfondibile accento piemontese, mi aveva fatto capire la sua passione sincera di fronte alle tante bugie del cosiddetto “risorgimento”. Di lì a poco sarebbero stati pubblicati i primi due best-seller di un filone sempre più vivo e sempre più seguito: “Maledetti Savoia” e “Indietro Savoia” (già nei titoli tutto un programma chiaro e inequivocabile). Da lì ad oggi ci siamo ritrovati spesso a “combattere” dalla stessa trincea e contro gli stessi “nemici”: quelli che Pierluigi Battista definisce (nella prefazione dell’ultimo libro di Lorenzo) i “censori dell’ortodossia, i sacerdoti della verità ufficiale” con tanto di “timbri di Stato”. 
E, aerei permettendo, Lorenzo è sempre disponibile a “combattere” e, dopo il “combattimento”, a trascorrere ore notturne e piacevolissime tra una pizza e un Ferdinando II di Borbone,  un Conte di Cavour e un buon caffè, tra il nostro Napoli e la sua (nessuno è perfetto…) Inter, come solo i vecchi e veri amici sanno fare. 
E’ appena uscito un nuovo libro di Lorenzo Del Boca che, per Neoborbonici (e non) ha già nel titolo mille motivi per essere acquistato: “L’Italia bugiarda. Smascherare le menzogne della storia per diventare finalmente un Paese normale” (Piemme, 2013). Come non essere d’accordo? Dall’unificazione alla Prima Guerra Mondiale, dal fascismo alla resistenza, dalla Costituzione alla (prima e seconda) repubblica, il libro fornisce le password giuste, nel consueto stile carico di rabbia e di ironia, per riconoscere e smascherare le tante (troppe) bugie della nostra storia. E lavori di giornalisti “curiosi e irriverenti” come questo in Italia più che altrove sono davvero indispensabili, a prescindere da quello che pensano i sacri “depositari della verità ufficiale”. E così quelle pagine ci raccontano i massacri dei meridionali (“i fratelli liberatori fucilatori dei fratelli liberati”), la distruzione dell’economia del Sud,  le differenze dei bilanci napoletani e torinesi, gli scandali riferibili ai Mazzini o ai Cavour, i misteri dell’alta finanza da Bastogi ad oggi, con i puntuali e preziosi collegamenti tra passato e presente… Dopo il fallimento dell’Italia della retorica e delle bugie, Del Boca e il suo libro rappresentano una provocazione necessaria e una vera speranza per il futuro  di un Paese che vive una crisi che non è solo economica e che può trovare, anche grazie a libri come questo, strade veramente nuove per un riscatto atteso da troppo tempo. 

 Gennaro De Crescenzo




domenica 23 giugno 2013

Novità Editoriale IL GIGLIO



Lucio Militano

Le Ferrovie delle Due Sicilie

Collana Le Sensiglie - Editoriale Il Giglio, 2013 

sarà presentata nella sala della

Libreria Loffredo 

Via Michele Kerbaker 19, Napoli


martedì 25 giugno, ore 18.00



        Gennaro De Crescenzo                                              Lucio Militano
Presidente Movimento Neoborbonico                                   Autore del libro


saranno intervistati da 
Marina Carrese 
giornalista





mercoledì 3 aprile 2013

La conquista del Sud - Carlo Alianello




Fu una grande novità, il possente ariete editoriale che sconquassò il muro delle menzogne risorgimentali ponendo alla portata di tutti una verità allora nota solo negli ambienti chiusi del revisionismo altolocato. Per molti di noi è stata per lungo tempo la Bibbia indiscussa di un risveglio identitario dilagante, l’arma segreta in mille discussioni, il filo conduttore di una lunga serie di iniziative culturali ed editoriali.
Ora arriva la ristampa su iniziativa della casa editoriale Il Cerchio, una “novità antica” che siamo certi tutti i neofiti del risveglio identitario devono conoscere anche per capire da che basi è partita la nostra opera che, oramai, oggi può contare sul supporto di migliaia di testi scientifici e riepilogativi.

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Dopo alcuni mesi di reiterate richieste, ci siamo!

188 pagine, formato 17x24, copertina a 4 colori con alette, € 18,00.

Fino al 25 aprile 2013
sconto 20% (€ 14,40)
solo per acquisti con pagamento anticipato tramite bonifico bancario!

(ed in più spese postali ridotte, solo € 4,50 da una a cinque copie!)

Il pagamento tramite Bonifico può essere effettuato sul seguente conto corrente:
Banca: UNICREDIT BANCA - via Valturio, Rimini

Cod. IBAN IT71V0200824210000011007831 
intestato a Associazione Culturale Il Cerchio, via dell'Allodola 8, 47923 Rimini

La merce verrà spedita solo al momento dell’avvenuto accredito dell’importo oppure dopo aver ricevuto la conferma di pagamento via email a info@ilcerchio.it o via Fax allo 0541 799173 con annesso numero di CRO. Trascorsi 10 giorni naturali e consecutivi qualora non risultasse ancora avvenuto l’accredito dell’importo dell’ordine, Il Cerchio si riserva il diritto di annullare l’ordine in questione.

E, per capirne di più...

La Conquista del Sud: una

Recensione.


Il libro che ogni italiano dovrebbe leggere, regalare agli amici, consigliare ai colleghi.
La sua prima edizione, nel 1972, ebbe un effetto dirompente: la storia del Risorgimento che si insegnava a scuola era tutta da riscrivere! Se non fu il primo a ricostruire la verità, Carlo Alianello, giornalista, storico e scrittore di origini lucane, ebbe il merito di essere il primo a farla arrivare al grande pubblico, portandola fuori da quei ristretti circoli culturali e accademici dove veniva a malapena sussurrata e subito occultata, ed ebbe il merito, ancora maggiore, di averla raccontata così com'era, senza il filtro delle ideologie tanto in voga presso gli intellettuali dell epoca.
Col suo stile semplice e diretto, romanzando la storia nel senso di renderla viva attraverso i suoi personaggi, Alianello scrisse che l'unificazione d'Italia fu una guerra di conquista; i"padri della patria" erano dei massoni interessati all'oro più che agli ideali; il brigantaggio non fu lotta di classe per il possesso delle terre, ma guerra di difesa contro l'invasore, in nome di Dio e del re Borbone. Ne La conquista dei Sud narrò le luci e le ombre di quel 1860 come avrebbe fatto un testimone oculare, con lo stesso coinvolgimento, gli stessi sentimenti, lo stesso malinconico orgoglio: «Quando s’intese che la truppa piemontese era entrata nel regno, invece d'accomodarsi alla circostanza, i popolani gridarono "Viva Francesco II , posero la borbonica coccarda rossa sul cappello e si armarono di armi rurali per tener testa ai piemontesi.
E questo perché? Per una ragione semplicissima: da noi il popolo minuto aveva sempre considerato i piemontesi non come italiani ma come straniera non gente della nostra terra, ma invasori, saraceni, turchi, austriaci o francesi che fossero. Solo i signori erano italiani, ma per gli interessi loro. Un esercito d'occupazione, insomma, con le sue crudeltà, i suoi saccheggi, le case distrutte, le donne violentate a forza». La lettura di questo libro (giunto alla terza edizione e ormai introvabile in libreria per la chiusura della Casa editrice) ha consentito a migliaia di Meridionali di riscoprire fatti ed avvenimenti accaduti nei propri paesi, i cui protagonisti erano stati i propri antenati, ma dei quali non era rimasta traccia, dei quali loro stessi non avevano memoria. E appunto la memoria era stata cancellata, da oltre un secolo, perché non contrastasse con la vulgata ufficiale che parlava di camicie rosse e di tricolori, di eroi, di liberatori e di oppressi avviliti, di progresso e di miseria.
La conquista del Sud ha riportato alla luce quei fatti, per spiegare come e perché il Meridione era divenuto una "questione" e su chi ricadeva realmente la responsabilità di quelle che venivano imputate come sue "colpe": la povertà, l'immobilismo, la delinquenza mafiosa, la disaffezione allo Stato. Per molti, le sue pagine hanno segnato l'inizio del cammino di recupero della propria identità culturale, di ricerca delle radia, di ricostruzione della memoria storica; hanno chiarito il significato profondo dell'appartenenza ad un popolo, ad una Nazione, al di là e nonostante i mutamenti imposti dal tempo. Un libro veramente indispensabile, per conoscere e riconoscersi.
Grazie a Il Giglio!

 




giovedì 28 marzo 2013

la Reazione Borbonica in Contado di Molise





E’ stata lanciata una sottoscrizione pubblica, attraverso il sito "Produzioni dal basso", per sostenere l'edizione di un libro di Angelo D'Ambra, preceduto da una introduzione di Lorenzo Terzi, dal titolo La reazione borbonica in Contado di Molise.
Maggiori informazioni al link:
http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2195.html .


Con Thesaurus Sostieni l'Editoria Indipendente.
Ecco come fare:

Sottoscrivi almeno una quota di 10,00 euro, cliccando su SOSTIENI. Ogni quota dà diritto a ricevere una copia del libro; inoltre il tuo nome verrà inserito tra i Ringraziamenti per aver contribuito alla riuscita del progetto.
La sottoscrizione è una promessa. Non dovrai versare nulla fino alla copertura di tutte le quote previste. Se il progetto verrà finanziato sarai contattato alla scadenza. 
Se il progetto non dovesse essere finanziato non dovrai versare nulla.

Thesaurus Edizioni è il marchio editoriale di Thesaurus, società attiva principalmente nel settore dei beni e delle attività culturali. La società dal 2011 edita il periodico specialistico "Scrinia. Rivista di Archivistica, Paleografia, Diplomatica e Scienze Storiche". 
Con la pubblicazione di questo volume di Angelo d'Ambra Thesaurus intende inaugurare nuove linee editoriali e offrire nuovi contributi alla ricerca storica. Ha deciso di mettere a disposizione l'esperienza già maturata con la rivista a favore di quei validi autori che trovano difficoltà ad inserirsi nel mercato del libro, senza pretendere alcuna partecipazione alle spese e, anzi, riconoscendo agli autori un'equa percentuale sulle vendite e sullo sfruttamento economico dell'opera. 
Proponiamo dunque questo saggio del giovane ricercatore nolano Angelo d'Ambra, studioso del cosiddetto "brigantaggio", il quale ha costruito la sua ricerca su documenti d'archivio, analizzandoli con ottima capacità critica. 
Il volume è pronto per la stampa.
Sostieni l'Editoria e la Ricerca Indipendente.


Per prenotarlo:

http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2195.html


venerdì 8 febbraio 2013

Antonio Grano - A Sinistra della Questione Meridionale




La edulcorata e distorta versione di Stato, proposta e imposta dai vincitori piemontesi sulle dinamiche che hanno costretto i popoli italici alla “unificazione” sotto lo scettro savoiardo, non regge, da qualunque punto di osservazione la si studi. Osservatori coevi e contemporanei di Centro, di Destra e di Sinistra, purché armati di un minimo di onestà intellettuale, hanno impietosamente sconfessato quelle “verità” di Stato.
In questa laboriosa e faticosa ricerca sono riportate, in minima parte, le riflessioni critiche, le accuse e le condanne di uomini della sinistra “storica”, che ancor più impietosamente sconfessano il negazionismo della opportunistica e nazional-patriotarda sinistra contemporanea.



Gli sbocchi imperialistico-colonialistici del capitalismo nell’Europa del XIX Secolo. Il pensiero della sinistra estrema e moderata sulla guerra di annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte negli scritti di Karl Marx, Friedrich Engels, Mikhail Bakunin, Pierre Joseph Proudhon, Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Guido Dorso, Nicola Zitara. Le trame oscure delle grandi potenze europee e il ruolo determinante di Napoleone   III, grande manipolatore di Cavour e di Vittorio Emanuele II. Le responsabilità della borghesia agraria meridionale.
Dalla denuncia della vecchia sinistra rivoluzionaria al negazionismo della moderna sinistra liberal-riformista. La piaga del trasformismo e la trappola dell’assistenzialismo. 
Il destino del Sud nell’era della globalizzazione e del capitalismo finanziario  mondiale.

 ilmiolibro.it

Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A.

info-prenotazioni:

www.antoniograno.it 




lunedì 14 gennaio 2013

novità editoriale


LA PIÙ GRANDE TRUFFA 

DI TUTTI I TEMPI

La dittatura silente dei finanzieri

Il libro è acquistabile a € 9,00 presso la Libreria del Castello, in Solopaca (BN) 

tel. 0824971680

e-mail:  giuseppina_casillo@libero.it    


consigliato















martedì 9 ottobre 2012

Menzogne e misfatti dell’unità d’Italia


                               Criminali risorgimentali

Il professore Fernando Mainenti, attento studioso delle cose di Sicilia, è autore del saggio Menzogne e misfatti dell’unità d’Italia (Editoriale Agorà; 2012; 15,00 euro; 223 pag.).

Il saggio ripercorre gli antefatti reali, gli avvenimenti e gli esiti immediati di quella che con storica ragione è possibile definire la più grande impresa criminale d’Italia e cioè l’avventura del Risorgimento che, sospinta dai pennivendoli attraverso la retorica da libro cuore, ha non solo fatto strame di migliaia di meridionali, ma ha compiuto quello che nemmeno ai regimi totalitari è riuscito e cioè cancellare del tutto l’identità e la memoria di un popolo. La favola bella del Risorgimento italiano che s’apprese, s’apprende (ahimè!) e  certamente s’apprenderà ancora nelle scuole, è per l’appunto, una favola nella quale, a discapito della verità dei fatti, gli assassini sono stati chiamati eroi e gli eroi, malgrado loro, si sono ritrovati sulla pelle, stampato, il marchio infame di briganti.
La scrupolosa ricerca del professore Ferdinando Mainenti dà conto, coi documenti alla mano, del numero impressionante dei massacri (e facendo anche molti  dei nomi di questi innocenti, restituisce alla memoria, almeno la dignità cristiana della loro esistenza) e del numero tragico di città rase al suolo o bruciate (tutte nella zona geografica che oggi chiamiamo Sud Italia ed un tempo chiamavamo Regno delle Due Sicilie) e così la Storia vera di quello che viene celebrato come periodo felice della Patria è ricondotta a ciò che realmente fu, olocausto premeditato. Nella copertina del libro, campeggia un bel ritratto di un eroe dimenticato, è la figura fiera del Generale Ferdinando Beneventano del Bosco, che incarna lo spirito di indipendenza e lealtà che animò il popolo meridionale nella resistenza all’invasione piemontese del Regno delle Due Sicilie.
Colla sua ricerca storica delle fonti, oltre a ristabilire verità storiche colpevolmente coperte dai sanguinari piemontesi, il saggio del professore Mainenti, restituisce al lettore, anche le cause di quel divario  economico e sociale tra il Nord ed il Sud d’Italia che sembra essere preesistente al Risorgimento ed all’unità, anche se d’unificazione (e coatta) si dovrebbe dire, quando invece da quell’impresa criminale e sanguinaria  fu creato e alimentato quel divario che nel corso dei primi anni del regno dei Savoia si definirà coll’espressione di “questione meridionale”.
Sfogliando il libro, i più si sorprenderanno nel leggere che la “questione meridionale” che da qualche secolo arrovella i cervelli degli economisti e si cicatrizza sulla pelle dei poveracci (quelli di ieri, di oggi ed anche quelli di domani) non esisteva prima del Risorgimento e che il Regno delle Due Sicilie del vituperato casato dei Borbone era premiato appena pochi anni prima dello sbarco a Marsala di Garibaldi, nel 1856 per l’esattezza, a Parigi, nell’Esposizione Internazionale (oggi lo chiameremmo Expo!), il barbaro regno venne premiato come terza economia del mondo nello sviluppo industriale e prima d’Italia.
Chi può credere che nell’arco di quattro-cinque anni quella che era la terza potenza industriale, dotata di costituzioni e leggi all’avanguardia per l’epoca, potesse tramutarsi in quel postaccio primitivo descritto da prezzolati del calibro di Dumas e Nievo? Fu una guerra d’invasione (guerra non dichiarata, in spregio al diritto internazionale) ed è pertinente il professore Mainenti a paragonare quel che avvenne col Regno delle Due Sicilie con quanto avvenne in Polonia nel 1939, solo che allora nessuno prese a cuore la vicenda del popolo meridionale anche perché l’Inghilterra, dominus della politica internazionale, ebbe a fare una campagna stampa diffamatoria nei confronti dei Borbone.
Ho lasciato per ultima, la cosa che a tutti i meridionali dotati di spirito critico, sicuramente, farà più montare la rabbia, e cioè scoprire che a vendere il Sud ed a farne macello sono stati altri meridionali, traditori e corrotti, al soldo svalutato dei piemontesi, che per un vantaggio individuale hanno avuto il coraggio di distruggere i loro fratelli e di farne carne da macello; il professore Mainenti, ad onore della verità, scheda tutti personaggi ch’ebbero a cuore la loro sorte più di quella del loro popolo.
A questi truffatori ed assassini, a questi criminali risorgimentali sono state immediatamente dedicate le vie più importanti delle città ed erette statue al centro delle piazze, per cancellare con gli allori della mitologia e della retorica piemontese la verità sostanziale dei fatti; ma ad un uomo meridionale che fosse a conoscenza di tutto quello che è stato davvero il Risorgimento, come minimo, quando trovasi a passare di fianco ad una delle mille e più statue dedicate a Garibaldi dovrebbe quantomeno scappare un pernacchio, di quelli come li faceva il grande Totò. Quindi, per fare un pernacchio consapevole, consigliamo a tutti, di leggere il libro del professore Mainenti, uno che le cose di Sicilia, le conosce per davvero.