lunedì 23 gennaio 2012

QUANDO I GIOVANI SI APPROPRIANO DELLA VERITA' STORICA

Non a caso i conquistatori piemontesi del 1860 chiusero tutte le scuole dell’annesso Regno delle Due Sicilie. Lo scopo era chiaro: togliere alle nuove generazioni la memoria storica per recidere irreversibilmente il legame tra identità, tradizione e futuro.
Nel giro di poche generazioni, morti gli ultimi briganti, il popolo perse ogni ricordo di ciò che era stato e di come e perché era ridotto alla miseria ed alla sottomissione. Furono scritti altri libri e furono raccontate altre storie.
Ma “l’oblio e le usurpazioni non sono eterni” e perciò che dopo 150 anni le nuove generazioni della nostra Terra si stanno gradualmente e prepotentemente appropriando di una storia per troppo tempo negata. 
Il nostro compatriota e Delegato sannita Ubaldo Sterlicchio ci mette a conoscenza di un interessante articolo apparso sul giornalino scolastico (copia semestrale n. 2 di dicembre 2011) "Controluce" pubblicato dagli studenti del Liceo Scientifico di Telese Terme.
L'articolo, riportato alla pag. 24 a firma della studentessa Maria Rosaria Lavorgna, è titolato "Centocinquant'anni di retorica. Eroi o briganti? Processo alla Storia del Risorgimento" dimostra come la Verità Storica sta ormai abbattendo il muro delle menzogne risorgimentali in molte scuole e nelle menti libere degli intelligenti giovani del Sud.
Un articolo che dimostra l’indiscussa presa di coscienza di molti giovani e che ammonisce e mortifica i vari professori titolati che della menzogna e la mistificazione storica hanno fatto la loro fortuna.

Cap. Alessandro Romano







domenica 22 gennaio 2012

Novità editoriale




Le origini della casta - Il Risorgimento del malaffare

di
Elena Bianchini Braglia

Pagine: 228
Prezzo: Euro 15,00


Gli anni del Risorgimento sono un incredibile susseguirsi di scandali, ruberie, crimini, sperperi. Un nuovo paese viene costruito a forza, strangolando libertà e autonomie. Ci si appoggia alla mafia al Sud, si commissionano delitti al Nord. Poi, per sistemare tutti coloro che hanno partecipato all'impresa, si regalano incarichi, stipendi, gratifiche ad amici e conoscenti. L'Italia che ne viene fuori è un piccolo mostro. E a guidarne i primi barcollanti passi sono uomini senza scrupoli, incapaci, corrotti. I garibaldini per furti e sciupio sono paragonati ai vandali. Garibaldi definisce i parlamentari italiani "epuloni governativi", e ancora molti anni dopo Salvemini chiama Giolitti il "Ministro della malavita". Nulla è cambiato. Gli errori commessi allora ci perseguitano ancora oggi, irrisolti. La classe politica è ancora corrotta, la malavita organizzata sempre attiva, sprechi e favoritismi continuano a scandalizzarci, la fama d'inefficienza ci accompagna ovunque. negli anni del Risorgimento la morale si è congedata dalla politica. La corruttela si è fatta sistema, ha impregnato ogni fibra della nuova entità statale, è diventata normale, necessaria; è nata una vera e propria casta, incapace di gestire la cosa pubblica, immorale, avida, intrisa di benefici, e apparentemente inamovibile...






giovedì 19 gennaio 2012

La rivolta dei Forconi: ma quali mafiosi, noi siamo gente onesta



(AGI) - Palermo, 19 gen. - Confindustria Sicilia insiste: "Abbiamo evidenze chiare sul fatto che in molti blocchi e manifestazioni in Sicilia sono presenti esponenti riconducibili a Cosa nostra. Sappiamo che e' cosi' ad Augusta, a Lentini e dove le proteste sono piu' dure", dice il presidente degli industriali siciliani Ivan Lo Bello.
"Nostri associati - aggiunge colui che ha messo la firma sul codice antimafia nella sua organizzazione - hanno visto esponenti della criminalita' mafiosa nell'ambito delle manifestazioni. Questo non vuol dire che Cosa nostra stia dietro a questi blocchi, ma che c'e' una presenza inquietante da monitorare attentamente". Per Lo Bello alcune ragioni della protesta sono fondate, ma "la risposta non possono darla coloro che hanno un passato dubbio, o alcuni bravi posti ai crocicchi della protesta, ne' demagoghi in servizio permanente effettivo".

'FORCONI' "MA QUALE MAFIA, E' ASSALTO A POLITICA"

"Ma quali mafiosi, noi siamo gente onesta.
  Sono pronto a fare lo sciopero della fame fino a quando non mi diranno quali sono questi mafiosi presenti nelle nostre manifestazioni. La verita' e' che 150mila persone hanno aderito alla nostra mobilitazione e andremo all'assalto della politica siciliana, della Regione, dell'Assemblea finche' non saranno date risposte chiare alla nostra vertenza". Lo afferma Matino Morselli, del Movimento dei Forconi, dopo le accuse di infiltrazioni della criminalita' organizzata nella protesta che sta mettendo in ginocchio la Sicilia.
Garante sciopero valuta eventuali sanzioni
"Vogliono far passare il messaggio della presenza di infiltrazioni mafiose nei nostri gruppi - prosegue Franco Calderone, sempre del Movimento dei Forconi - mentre i sindacati ci hanno accusato di danneggiare l'economia e altri di essere legati a Forza Nuova. Non siamo legati ad alcun movimento politico. Siamo entrati in piazza per legittima difesa per tutelare le nostre imprese dimenticate dalla classe politica e dai dirigenti di questa Regione".

LEADER PROTESTA, DIANO RISPOSTE O LOTTA PIU' DURA

"Oggi dall'incontro con il presidente Lombardo ci aspettiamo una risposta seria che va data a noi e al popolo siciliano. Non mi aspetto miracoli ma il buon senso di chi ha la responsabilita' politica della Regione. Ci hanno accusato di essere mafiosi ma non ci rispecchiamo nelle parole del presidente di Confindustria Lo Bello e ci sentiamo offesi e indignati.
  Vogliono fare uscire sui giornali immagini che non sono vere e continueremo all'infinito se continueranno ad accusarci di essere strumentalizzati. Se dall'incontro di oggi non dovessero arrivare risposte continueremo a lottare anche con altre forme di protesta". Cosi' il leader della protesta degli autotrasportatori Antonino Richichi oggi presente all'incontro alla presidenza della Regione siciliana tra una delegazione del Movimento dei Forconi, il presidente Raffaele Lombardo e i prefetti siciliani.

A MESSINA CASELLI E STATALI RESTANO OFF LIMITS

A Messina gli autotrasportatori proseguono la protesta contro il caro carburante presidiando senza sosta i caselli autostradali di Villafranca Tirrena e Tremestieri. Il concentramento maggiore resta quello di Tremestieri dove sono circa 150 i mezzi pesanti fermi ai caselli. A questi si e' aggiunto anche un altro presidio, sulla Strada statale 113 all'altezza di Milazzo, dove questa mattina si sono fermate decine di mezzi pesanti. Tir e camion sono disposti su due file lasciando un varco centrale che permette il normale transito delle auto e dei pullman che, pur se con qualche rallentamento, riescono a passare sia dai caselli in entrata che in uscita. Regolare il traffico veicolare in citta'. La protesta fa sentire i suoi effetti principalmente ai distributori di carburante dove la benzina e' ormai esaurita quasi ovunque; chi non ha fatto in tempo a fare il pieno deve rassegnarsi ad attendere la fine del blocco.
  Anche nei supermercati scarseggiano le scorte alimentari e molti banconi sono vuoti.
 
AUTOCOMPATTATORI BLOCCATI, GELA INVASA DAI RIFIUTI
- I blocchi continuano a impedire la raccolta di rifiuti nella provincia di Caltanissetta. I cumuli di spazzatura giacciono in vari punti di Gela perche' i dimostranti hanno impedito agli autocompattatori di raggiungere la discarica di contrada Timpazzo. Alla protesta degli autotrasportatori stamane si sono aggiunti anche i commercianti, con un sit in svoltosi in piazza. A Caltanissetta i tir stazionano sulla statale 640 alle porte della citta' e nei pressi di ponte Capodarso. Il mercato ortofrutticolo rimarra' chiuso fino a domani in segno di solidarieta' con i manifestanti. Alla protesta stamane si e' unito un gruppo di studenti che in corteo ha raggiunto la prefettura.

ALLA RAFFINERIA BLOCCHI AGGIRATI VIA MARE

Al petrolchimico di Gela molti turnisti non hanno ricevuto regolamente il cambio ed e' stato impedito l'accesso ai giornalieri. Se perdura la situazione si rischia di fermare la linea produttiva. Ieri alcuni dipendenti hanno raggiunto il posto di lavoro via mare, grazie alla Capitaneria di Porto. Restano ferme le autocisterne cariche di carburante. Decine di Tir continuano a presidiare le vie d'accesso allo stabilimento.

La rivolta dei Forconi




Ci chiedono da più parti di conoscere il nostro pensiero su quanto sta accadendo in Sicilia da qualche giorno. Quella rivolta diffusa e partecipata che sta gradualmente paralizzando i paesi e le città della Sicilia e, da qualche ora, della Calabria.
Sicuramente una situazione preoccupante per l’ordine pubblico visto che, da un momento all’atro, potrebbe degenerare in una rivolta generalizzata con sviluppi inimmaginabili.
Tuttavia, nonostante i toni euforici di alcuni indipendentisti e l’incitamento ad intervenire nella “lotta” da parte di chi “arma e manda” da una comoda poltrona ben piazzata sotto una tastiera di un p.c., quella in atto non è una “rivoluzione identitaria”.
A confermare ciò non sono solo le innumerevoli bandiere italiane piazzate qua e là su automezzi e barricate e nemmeno le componenti associative che hanno dato vita alla protesta che, oltre al Movimento dei Forconi (associazione autonoma di contadini), sono individuate dal Partito delle Aziende, dal Movimento di Riccardo Sindoca, da Mariano Ferro, il fondatore del MPA di Lombardo, da Scilipoti e il suo partito, dal "Movimento per la gente" di Maurizio Zamparini, dal Presidente del Palermo Calcio, dalle Associazioni Imprese Autotrasportatori Siciliani e da "Forza Nuova".
Che non è una “lotta a base identitaria” lo dicono sia gli organizzatori che i partecipanti. Pertanto è chiaro che la protesta, anche se sacrosanta, punta a sanare solo i sintomi e non le cause del male.
Purtroppo il problema è sempre lo stesso, la mancanza di una presa di coscienza da parte del Popolo. In queste condizioni di “marcata ignoranza identitaria” qualsiasi iniziativa, anche se di dura protesta, già al nascere è destinata a fallire.
La vera rivoluzione è quella culturale, quella che prende vita nel pensiero dell’uomo libero, quella rivoluzione ideologica in grado di trasformare il dolore in gioia, gli anni in minuti, le sconfitte in vittorie.
Pertanto, non fatevi illusioni, cari indipendentisti, solo quando si vedranno sventolare sulle proteste della nostra Gente le bianche bandiere dinastiche delle Due Sicilie, si potrà salutare l’alba di una nuova era.

Cap. Alessandro Romano





18 gennaio 2012 - Ho attraversato la Sicilia da un capo all’altro; ho parlato con quanti stanno sfidando il freddo e la pioggia per fare valere le proprie ragioni; ho incontrato automobilisti furenti per i blocchi, ma comunque sempre solidali con la protesta; ho ascoltato commercianti ed esercenti all’interno dei cui negozi la merce scarseggia quasi al pari degli avventori. Dappertutto ho incontrato un popolo che ha riscoperto l’orgoglio di appartenere alla Sicilia e di rappresentarla forse meglio di quanto stanno facendo quanti siedono nelle istituzioni con questo mandato, ad oggi ampiamente disatteso.
Per queste ragioni la protesta che da lunedì sta paralizzando l’Isola non è uno sciopero come gli altri, ma si sta progressivamente trasformando in una lotta per riaffermare la propria identità e per difendere secoli di storia. La Sicilia, e soprattutto i siciliani, sembrano aver detto basta improvvisamente ad anni di vessazioni ed ingiustizie, di malgoverno e soprusi; quasi come una caldaia che lentamente accumula vapore fino a scoppiare improvvisamente ed in maniera incontrollabile. Un lento ma inesorabile flusso che è dilagato sui social network e sulla rete, rendendo vano l’osceno tentativo di boicottaggio perpetrato dalla stampa nazionale; non solo dalla Rai, che ha perduto l’ultima occasione per giustificare il pagamento di un canone per un presunto servizio pubblico mai erogato, ma anche sulle reti Mediaset e persino sui canali all news che di solito di questi avvenimenti vivono. Un boicottaggio a metà tra il tentativo di sminuire la protesta e quello, altrettanto maldestro, di nasconderla, come si fa con la polvere sotto il tappeto; un tentativo miseramente franato sotto i colpi di una protesta la cui portata si annuncia epica, senza bisogno di scomodare i vespri.
Ma ancora più del silenzio dei mass media risuona assordante quello della politica che si dimostra, ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, assolutamente impreparata a rappresentare il reale sentire dei cittadini; persino leader ed aspiranti tali abituati a pontificare su tutto lo scibile umano sono rimasti in prudente silenzio, indisponibili a rischiare anche la solidarietà ai manifestanti, salvo poi prepararsi a salire, copiosi, sul carro dei vincitori. Ed il governo nazionale, quel governo Monti che ad alcuni appare miracoloso ma che sta rivelando il suo vero volto nordista e completamente vocato solo alla risoluzione dei problemi della grande finanza e del sistema bancario di cui è evidente espressione, è troppo impegnato con lo spread per ascoltare chi muore i fame. Eppure basterebbe solo leggere la storia per capire che la rabbia di un popolo non può essere sottovalutata, né tantomeno snobbata. Ci provarono tanti anni fa in Francia il re e la regina, allo scoppiare delle prime insurrezioni rivoluzionarie, e si sa come andò a finire: la loro testa sta ancora rotolando. Meditate, governanti, meditate.





mercoledì 18 gennaio 2012

Pino Aprile a Ponte

Il prossimo appuntamento con Pino Aprile è stato promosso dai compatrioti di Ponte, in provincia di Benevento, per sabato 21 gennaio, alle 18, presso la Chiesa dell'Abbazia di Sant'Anastasia. Tema dell’incontro "Perché i terroni salveranno l'Italia", con la presentazione del nuovo libro di Pino Aprile "Giù al Sud".
All’incontro interverranno Libero Sica e Giuseppe Mazza per la Fondazione Il Ponte, Tony Quattrone e Domencio Capobianco per il Partito del Sud, Domencio Rosario Gennaro Ventucci per il Comune di Ponte, mentre le conclusioni saranno affidate allo scrittore e giornalista Pino Aprile.
Per l'occasione verranno consegnate, dal sindaco di Ponte, le Chiavi della Città a Pino Aprile, per aver dedicato l'intero 6° capitolo alla cittadina sannita.
L'evento è organizzato dalla neonata Fondazione Il Ponte in collaborazione con il Partito del Sud Gruppo Sannita, con il patrocinio del Comune di Ponte e la partecipazione della Galleria d'Arte Moderna Art's Event.
I compatrioti e gli amici Neoborbonici della Regione Sannita, sono invitati ad intervenire.

Cap. Alessandro Romano






Se “Terroni” era il libro della rabbia e della protesta diventando (con oltre cinquecentomila copie vendute) un vero caso culturale e la bandiera di una nuova fierezza del Sud, “Giù al Sud” è il libro della speranza, del progetto e della poesia. Il nuovo lavoro dell’amico Pino Aprile è la giusta continuazione della sua prima opera meridionalista. Dalle storie degli ulivi che camminano verso il sole ai racconti degli emigranti, dalle verità storiche raccontate dai “neoborbonici” ai luoghi comuni perpetuati dai soliti intellettuali “ufficiali” distributori di etichette ma sempre incapaci di entrare nel merito di dati e fatti. “Giù al Sud” è un altro lavoro di ricostruzione necessaria...
di quei “pezzi di memoria” di cui siamo composti (“il passato non passa ed è la somma delle cose che fanno quello che sei ora”), un dibattito serrato, vincente e avvincente contro i tanti (troppi) detrattori del Sud di ieri e di oggi (“il passato non passa”). “Papà mi ha mandato qui per sapere chi sono”, dice una figlia di un emigrato americano alla presentazione della versione statunitense di  “Terroni” e dice una verità importante e preziosa anche per il suo e il nostro futuro.  “Giù al Sud” è un resoconto dei tantissimi viaggi compiuti in giro per l’Italia e all’estero dal “terrone” più famoso al mondo diventato, giustamente, un riferimento importante per tutti quelli che, da soli o in gruppi e movimenti, cercano la strada per il riscatto degli antichi Popoli delle Due Sicilie. E Pino, a modo suo, commosso, ironico, a volte disincantato, più volte incantato (come nel dna dei meridionali veri), da’ voce ad un Sud troppo spesso silenzioso e senza voce per dignità o per oppressione. Pino  ci spiega, tra l’altro, le motivazioni della subordinazione delle nostre classi dirigenti e come avviarci (finalmente) a formare le nuove e vere classi dirigenti meridionali, vera sfida del Sud di domani (unito, federato, confederato e separato che sia). “E mo’ mi dici che fare?” è il titolo di uno dei capitoli più importanti ed è la domanda che più frequentemente ricorre dopo gli incontri, i convegni, i dibattiti ai quali spesso siamo presenti da circa 20 anni: continuare a raccontare, continuare a scrivere libri come “Giù al Sud”, a leggerli, a divulgarli, a ritrovare radici, identità, orgoglio, a liberarci da quella “minorità” che ci imprigiona da 150 anni, a utilizzare il sapere per iniziare a “saper fare”, cominciando a pensare che (oltre al mondo intero) anche il cortile di casa nostra può e deve essere salvato, come ci suggeriscono le ultime pagine del libro. E’ questo il nostro compito (anche da “neoborbonici”) e lo sarà anche per i prossimi decisivi anni. Pino sa scrivere come pochi in Italia e le oltre 400 pagine si leggono, come ha fatto chi scrive queste poche note, in poche notti. Ne vale la pena. Non solo per trascorrere alcune ore piacevoli in compagnia di un buon libro, ma anche per trovare, in una sorta di appassionante “caccia al tesoro”, qua e là tra le pagine, i motivi veri per i quali anche noi crediamo che i “terroni” salveranno se stessi e forse anche l’Italia.

Gennaro De Crescenzo






lunedì 16 gennaio 2012

Tutti a Gaeta



Nei giorni  10, 11 e 12  febbraio 2012

XXI  CONVEGNO NAZIONALE TRADIZIONALISTA

DELLA  FEDELISSIMA  CITTÀ  DI  GAETA


Gaeta è un luogo caro ed importante per la nostra dignità di Popolo, il campo di battaglia dove, un Esercito mortificato ed infangato, riscattò, con coraggio ed ardimento, il proprio onore scrivendo le più belle e gloriose pagine della nostra storia.
Gaeta è la città dove un Re Napoletano, dal cuore napoletano, assediato da terra e da mare dalla congiuntura atea-massonica internazionale, sacrificando il suo trono e mortificando la sua persona, volle lasciarci un forte messaggio di fede, speranza, pace e giustizia che adesso abbiamo l'onore di raccogliere e diffondere a tutti coloro che si riconoscono quale figli di una Patria antica ed immortale.
Per ognuno di noi è un dovere raggiungere Gaeta in questa particolare circostanza, un atto necessario per ricordare e rinvigorire quegli stessi alti Ideali che hanno unito i nostri Martiri sugli spalti della gloriosa Fortezza fino all'estremo sacrificio della vita.
Raduniamoci a Gaeta, sotto la protezione dell'Immacolata Concezione e le preghiere di un Re cattolico, per ritrovarci da fratelli quali figli dell’antica Patria Napolitana che continua a vivere nelle nostre menti ed a pulsare nei nostri cuori.

Tema dell’incontro di quest’anno sarà:



DAI PRIMATI ALLA RECESSIONE
Viaggio nei destini del Sud

Nell’attesa di diramare il programma dettagliato del Tradizionale Evento, anticipiamo che la tre  giorni si svolgerà secondo il consueto calendario.      









domenica 15 gennaio 2012

Grazie Foggia

Una folla interessata e partecipe ha onorato la conferenza che si è tenuta lo scorso venerdì 13 gennaio nel Teatro Regio di Capitanata a Foggia.
Ciò che ha lasciato non poco meravigliati gli organizzatori, è stato l'estremo interesse che l'argomento ha suscitato tra i presenti che si sono trattenuti ben oltre i tempi previsti, richiedendo una integrazione della relazione oltre l'excursus espositivo in programma.
Un lusinghiero successo che ha aperto nuovi appuntamenti con la nostra Gente.
Il nostro vivo plauso va ai promotori dell'iniziativa, i compatrioti della Daunia Due Sicilie ed ai respondebili del bellissimo e prestigioso Teatro che ha accolto l'iniziativa.
Grazie Foggia.