martedì 3 gennaio 2012

Carditello: da Nicola Caputo arriva un barlume di speranza




Diramiamo la notizia sulla realizzazione della "Fondazione  Carditello" che ci è giunta appena dopo quella della tragica presa di posizione negativa da parte della Regione Campania. Certamente questa non è la soluzione definitiva, ma l'inizio di un percorso che, in ogni caso, prevede un arrivo. 
Ciò dimostra che le pressioni affinchè si facesse qualcosa sono state notevoli ed a tenaglia, ma non ancora possiamo abbassare la guardia.
Il nostro plauso e la nostra riconoscenza di questo primo importante passo va al Consigliere regionale Nicola Caputo che, ascoltando il grido di dolore nostro e di molti conterranei, facendo sua questa battaglia d'amore per un monumento in agonia, è riuscito ad aprire una breccia nel cuore dei politici.  
Vediamo se tutti insieme riuciamo a salvare questo angolo importante della nostra storia.

Alessandro Romano



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Approvata in Consiglio Regionale, nell'ambito dei lavori della Finanziaria 2012, la "Fondazione Carditello" per l'acquisizione e la gestione del Real Sito Borbonico di Carditello.
"Certo si sarebbe potuto fare di più - dichiara Nicola Caputo Consigliere regionale Pd, da tempo impegnato in prima linea per trovare una soluzione alla complicata questione - ma purtroppo - continua - questa maggioranza non ha mostrato la disponibilità necessaria per approvare uno stanziamento economico che avrebbe reso tutta l'azione meno difficoltosa. Registriamo comunque il risultato positivo che ci sprona continuare in maniera ancora più decisa sulla questione con tutti gli attori del territorio".

Fonte: http://www.campanianotizie.com/

lunedì 2 gennaio 2012

Reggia del Carditello: la fine.






Abbattetela
E' la fine per la Reggia di Carditello

di
Nando Cimmino

La Regione Campania ha abbandonato il Real Sito borbonico di San Tammaro. Il governatore Stefano Caldoro ha conosciuto il nome di questo Comune solo per le liberare le strade di De Magistris dalla spazzatura. E' la fine Carditello. Abbattete la Reggia di Carditello. Fatela sparire dalla memoria della gente di Terra di Lavoro. Fatela sparire, insieme a quella parte sana della Storia, che ha reso grande il popolo del Sud. Rendetela un cumulo di macerie sotto le quali seppellire l’incompetenza, l’incoscienza e la codardia di chi ha permesso tutto ciò. Adibite, il cortile reale, a parcheggio per i nauseabondi camion della spazzatura provenienti da Napoli, da Salerno e da tutta la provincia di Caserta. Il Real sito di Carditello va cancellato, al pari di come andrebbe cancellata una delle pagine più squallide della frustrata storia della provincia di Caserta. Una pagina lunga decenni che ha visto questo territorio, vittima dello più sfrenato e scellerato napolicentrismo, grazie anche all’indifferenza compiacente di coloro che, eletti nei collegi casertani, avrebbero dovuto almeno tentare di difendere questa terra dall’assalto dei CDR, delle discariche e dei siti di stoccaggio. Una provincia subordinata, in tutto e per tutto, agli umori del “Kapo” di turno, posto al governo di quello che appare sempre più come un lager. Un campo di concentramento, dove le giuste aspettative della gente perbene di questa provincia, sono sempre più disattese. Caldoro, che si è ricordato di San Tammaro solo quando ha dovuto liberare le strade di De Magistris, dall’immondizia partenopea, respinge l’emendamento al bilancio proposto dai consiglieri regionali casertani, per stornare i fondi da veicolare verso l’acquisto della fattoria borbonica, così come proposto da anni dalla Sga. Ovviamente nessun casertano, minimamente attento alle cose della politica, così come nel nostro Paese è concepita, ha creduto per un solo istante, che la cosa potesse approdare ad un sicuro riparo. I più smaliziati, pensano persino che altro non sia stato che un modesto tentativo, quello abbozzato dalla squadra casertana, di fare una lavata di faccia ai propri elettori, dai quali sono stati compulsati a prendere posizione sulla vicenda. Un errore madornale, quello di ricondurre tutto ad una vicenda da campanile. Il Real Sito di Carditello infatti, pur essendo la proiezione della illuminata visione che Ferdinando IV di Borbone aveva di questa parte della Campania, è un bene che appartiene a tutta la Regione e a tutto il Paese e che, pertanto, meritava la difesa di tutto il governo regionale e non solo di una parte minoritaria di esso. Inutile oggi, ripercorrere le responsabilità oggettive e soggettive; questo è lo stato dell’arte. La parola fine, è stata vergata da una classe politica che ha concepito la Reggia di Carditello come un problema da allontanare da sé e non certo come una risorsa e come un’opportunità, capace di generare lavoro e quindi economia. La parola alla prossima asta fallimentare. Sì, perché di fallimento si tratta.

Fonte: Interno18

venerdì 30 dicembre 2011

Il Corriere delle Due Sicilie





Diamo inizio alla diffusione da questa Rete dei notiziari del Corriere delle Due Sicilie, curato e diretto dal compatriota dott. Lorenzo Terzi.
In questo numero sono elencati gli impegni sostenuti su tutto il territorio dai nostri attivisti negli ultimi 3 mesi.






giovedì 29 dicembre 2011

Messa in suffragio di Francesco II a Napoli




Come precedentemente annunciato, su iniziativa del Movimento Neoborbonico e dell´Editoriale Il Giglio, martedì 27 dicembre si è tenuta a Napoli, nella Chiesa di San Ferdinando di Palazzo, la SS. Messa in suffragio dell´Anima santa di Francesco II di Borbone, ultimo Re delle Due Sicilie, nell´anniversario della sua morte avvenuta il 27 dicembre 1894.
La SS. Messa, in rito romano antico, è stata celebrata dal Rettore di San Ferdinando, Don Pasquale Silvestri, che all´omelia ha ricordato la bontà d´animo dell´ultimo Re di Napoli, testimoniata dalle opere compiute nel suo breve regno e la sua devozione per la Madonna.
Presente al rito sacro una moltitudine di amici, compatrioti e gente del Popolo, quindi i vertici ed alcuni delegati territoriali del Movimento, guidati dal Presidente prof. Gennaro De Crescenzo, nonché i responsabili dell´Editoriale Il Giglio, con la dott.ssa Marina Carrese, i Cavalieri del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio guidati dal marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli, Delegato di Napoli del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio: tutti accolti fraternamente dal Cav. Marco Crisconio Vicepriore dell´Arciconfraternita di San Ferdinando di Palazzo (il Priore è S.A.R. Carlo di Borbone).
Ad aprire la celebrazione è stato il marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli che ha letto  il messaggio inviato dal S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie.
Al termine della SS. Messa, il presidente del Movimento Neoborbonico, il prof. Gennaro De Crescenzo, ha tenuto una breve, ma incisiva allocuzione sulla figura del Sovrano e della sua augusta Dinastia che tanto ha fatto per la nostra Terra e per la nostra dignità. Egli, in particolare, ha ricordato le commoventi parole del manifesto dell´8 dicembre 1860 scritto a Gaeta da Francesco II: «Io sono napolitano, nato in mezzo a voi, io non ho respirato altra aria, non ho veduto altri Paesi, non ho conosciuto che solo la mia terra natale. Ogni affezione mia è riposta nel Regno, i costumi vostri sono pure i miei, la vostra lingua è pure la mia, le ambizioni vostre son pure le mie [...]. Mi glorio di essere un principe che, essendo vostro, ha tutto sacrificato al desiderio di conservare ai sudditi suoi la pace, la concordia e la prosperità».
«Ricorderemo la sua morte noi e quelli che ci seguiranno - ha detto il presidente del Movimento Neoborbonico - perché Napoli e il Sud sono nelle stesse condizioni, anche peggiori, nelle quali ci ridusse l´unificazione italiana».
Ha presenziato la celebrazione un Picchetto d´Onore dei Cavalieri dell´Ordine Costantiniano di San Giorgio della Delegazione di Napoli, guidati dal Dott. Luigi Andreozzi.
A conclusione della cerimonia, il soprano Ellida Basso, accompagnata all´organo dal maestro Giuseppe D´Errico, ha cantato l'Inno Nazionale delle Due Sicilie in un´atmosfera di profonda partecipazione e di forte commozione.

Cap. Alessandro Romano


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Cronache di Napoli del 28 dicembre 2011




Il marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli
legge il messagguio di S.A.R. carlo di Borbone delle Due Sicilie






La SS Messa



Il Picchetto d'Onore dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio



I Cavalieri ed i convenuti






L'allocuzione su S.M. Francesco II
tenuta del Presidente del Movimento Neoborbonico prof. Gennaro De Crescenzo










martedì 27 dicembre 2011

Prossimi Eventi

A LATINA

Giovedì 29 dicembre 2011, alle ore 17.30, a Latina, presso la Sala Consiliare Cambellotti del "Palazzo del Governo", in Piazza della Libertà n. 48 si terrà la presentazione del libro di Guido Vignelli e di Alessandro Romano, edito Il Giglio, "PERCHÈ NON FESTEGGIAMO L´UNITÀ D´ITALIA".
Animerà l´incontro Rossana Carturan: è molto gradita la presenza di amici e compatrioti.




Il nuovo volume de Il Giglio è l´operazione-verità che andava assolutamente fatta in questo anno di "celebrazioni" e che gli autori, Guido Vignelli e Alessandro Romano, hanno compiuto perfettamente, con ricerche d´archivio e testimonianze d´epoca che forniscono un quadro dei fatti del 1860-61 molto diverso dalle immaginette risorgimentaliste che la propaganda sta propinandoci a piene mani.
Dalle pagine dei due saggi che lo compongono emerge un'unica verità, inoppugnabile: il Risorgimento fu una rivoluzione, pensata e preparata per motivi esclusivamente ideologici, finanziata dalla massoneria internazionale e da potentati economici locali che "pensavano all´inglese e parlavano francese", voluta da pochi contro intere popolazioni.
La rivoluzione italiana fu realizzata con la violenza delle rivoluzioni e con il furore dell´ideologia e fu animata da una devastante carica anti-cattolica, anti-tradizionale, e alla fine anti-italiana, perseguendo l´unico obiettivo di costruire uno Stato, cioè un´entità amministrativa, che avesse il potere di cancellare tutto quello che millenni di storia avevano composto e sviluppato in termini di civiltà, di scienza, di arte, di lingua, di costume, di diritto, di società, di mutua carità, di equilibrio tra attenzione al particolare e all´universale ereditato dalla romanità e dalla cristianità, e che costituiva l´autentica identità italiana.
Quella identità nata dalla tradizione storica e depurata dalla fede cattolica, che accomunava i diversi popoli della penisola, li distingueva dal resto dei popoli europei e li univa realmente nel rispetto delle singolarità e del retaggio di ciascuno espresso dai Regni preunitari.
Il risultato della rivoluzione italiana fu la cancellazione della cultura italiana, per sostituirla con una funzionale agli interessi di quei potentati che ne avevano deciso le sorti e che trovavano un ostacolo insormontabile nel perdurare dei legami naturali che uniscono gli uomini tra loro, come la famiglia, la tradizione, la patria.
Non fu per caso che l´unico Regno della penisola ad essere attaccato militarmente fosse quello delle Due Sicilie: il suo popolo aveva già dato prova dell´attaccamento alla propria identità, alla Casa regnante ed alla patria, quando nel 1799 insorse contro l´invasore francese.
Alla luce di quella esperienza, i rivoluzionari del 1860 sapevano che contro il Sud bisognava sferrare l´attacco più violento. E così fu. Ciò che seguì, furono 10 anni di lotta tenace e di repressione feroce e la dispersione in ogni angolo del mondo di milioni di Meridionali.
L´unificazione condotta contro i popoli italiani fu la radice di quelle ferite aperte e mai rimarginate: la questione istituzionale, la questione meridionale, la questione cattolica, e - buona ultima - la questione settentrionale. Fu la radice dei "mali italiani" - etici, culturali, politici ed economici - della mancanza di un´identità nazionale, della demonizzazione e dell´emarginazione di intere parti del Paese, fondata sulla pretesa superiorità morale di chi ha fatto l´unità e soprattutto di chi se ne è avvantaggiato, della costante spaccatura in fazioni che ha caratterizzato quest´ultimo secolo e mezzo.
Le conseguenze pesano ancora oggi su tutti noi, espresse nel disagio di essere italiani, nella distanza sempre maggiore tra paese reale e paese legale, cioè tra la gente e lo Stato, percepito come una sorta di monolite dal quale dipende tutto ma, al tempo stesso, dal quale non devi aspettarti niente.
I mali di oggi hanno cause lontane che non è più possibile continuare a nascondere dietro il paravento di una bugia passata per "memoria condivisa": dopo 150 anni di favole risorgimentali è arrivata l'ora di dire la verità.

Guido Vignelli (Roma, 1954), studioso di etica, politica e scienza delle comunicazioni, è stato tra i fondatori del Centro Culturale Lepanto, del quale è vicepresidente.
Dal 2001 al 2006 è stato componente della Commissione di Studio sulla Famiglia istituita dalla Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri. Ha tenuto corsi di aggiornamento per docenti al Faes e l´Oeffe di Milano, l´I.P.E. e l´Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, la Scuola di Formazione Sociale dell´Arcidiocesi di Palermo.
Alessandro Romano è appassionato ricercatore e studioso della storia delle Due Sicilie, svolge da anni un´intensa attività di animazione culturale. Dirigente del Movimento Neoborbonico, ha ricevuto nel 1998 dalla Principessa Urraca di Borbone-Due Sicilie il brevetto ad honorem di Capitano.

«(...) Ancor oggi si afferma che l´unificazione avvenuta tra il 1860 e il 1870, per quanto non certo esemplare, fu inevitabile in quanto l´unica storicamente possibile. È la solita presunzione di trasformare il fatto compiuto in diritto acquisito.
(...) la cosiddetta unità d´Italia non fu una vera unione politica, ma fu una mera unificazione statale. (...) una unione politica avviene quando le sue potenziali componenti si infeudano o si federano con un patto intorno a un´autorità riconosciuta come superiore - per motivi di prestigio o di potenza - alla quale affidano il potere supremo. In questo senso, tra il 1861 e il 1870, tra i popoli italiani non è stata fatta una vera unione ma una mera unificazione, la quale non ha creato una società vitale e organica ma ha solo prodotto qualcosa di artificiale, meccanico. (...). In concreto, fu un´impresa d´invasione, conquista e annessione fatta dallo Stato militarmente più potente e diplomaticamente più influente - quello sabaudo - ai danni degli altri Stati italici, alcuni dei quali più antichi, ricchi e prestigiosi ...»
«(... ) In concreto, l´unità d´Italia è stata fatta separando, ed anzi opponendo, le sue necessarie componenti: ossia l´Italia e la Chiesa, l´élite e il popolo, la Patria e lo Stato, il Nord e il Sud.»
«(...) La concezione liberale dello Stato calzava a pennello con le nuove strategie mafiose. Durante l´avanzata di Garibaldi, subito dopo le razzie delle casse comunali e dei beni dei non allineati, il comando passava ai "picciotti", i garibaldini siciliani composti nella quasi totalità da "squadriglieri" e "campieri" della mafia locale.»
«(...) Rastrellamenti, bombardamenti, fuoco e fucilazioni indiscriminate e sistematiche misero fine ad ogni rivolta, ad ogni parvenza di opposizione, anche di parte liberale, anche di parte filosabauda.
Su una popolazione di sette milioni di abitanti in pochi mesi le vittime sfiorarono le 700 mila unità; gli arrestati in attesa di processo arrivarono a 500 mila. I superstiti delle stragi furono imprigionati oppure allontanati dai loro paesi di origine per fare posto ad altri deportati provenienti dai circondari vicini; intere comunità che avevano cercato scampo con la fuga, al loro ritorno furono respinte e costrette a riparare in località amiche o, in alcuni casi, a diventare nomadi.»
«L'Unità d'Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L´unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali» (Giustino Fortunato, lettera a Pasquale Villari, 2 settembre 1899).



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A ROCCADARCE

Il lavoro teatrale di cui diamo notizia
si terrà il 28.12.2011 al teatro Federico II di Roccadarce.







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A FALVATERRA




sabato 24 dicembre 2011

E' NATALE





Il Signore si dona all’Umanità per redimerla dal peccato e dall’inganno. Nascerà ancora nei tanti cuori afflitti dalle ingiustizie e dai soprusi, nascerà tra gli uomini di buona volontà e tra chi non ancora ha goduto della gioia del suo perdono. Nascerà tra di noi, figli dispersi di una Patria immortale.

Giungano a tutti voi ed alle vostre famiglie, cari Fratelli ritrovati, GLI AUGURI PIÙ SINCERI per un Sereno e Santo Natale.

La Redazione della Rete delle Due Sicilie.



Mimmo Cavallo show storico musicale

Su un’idea dell’instancabile compatriota Giuseppe Marino, è stato approntato uno spettacolo musicale molto particolare al quale il nostro grande Mimmo Cavallo ha ritenuto dare la sua preziosa opera di autentico cantautore meridionale.
Un componimento artistico sui generis dove la tecnologia delle immagini si fonde magistralmente con il talento della voce ed il tocco magico dell’emozione musicale.
Insomma uno spettacolo da non perdere, una prima in assoluta nella bellissima Biccari.

Cap. Alessandro Romano